Seleziona una pagina

Movimento e attributi della Carità in Sal. 102

Percepire Dio

Foto di Kranich17 da Pixabay

Continua il resoconto del viaggio dell’anima benedicente in Sal. 102 (eb. 103) che, dall’infelice esilio in cui era stipata, ritorna alle sorgenti della salvezza (e della felicità), nella speranza di percepire la sostanza divina. Dapprima (https://www.legraindeble.it/viaggio-dellanima-benedicente/), l’anima sprofonda nella propria interiorità e conosce il cielo nascosto nel suo essere creatura. Poi (https://www.legraindeble.it/salmo-102/), purificando e ordinando le pareti del suo essere tempio di Dio, vola verso il celeste spazio – senza dimensione – dell’eternità e conosce, anzi, ri-conosce Dio. Si ripercorrono ora le ultime tappe del viaggio: per far comprendere Dio ad anime intrise di terrena umanità, la sapienza salmodica giunge in soccorso alla mente e al cuore, definendo Dio per mezzo di cinque attributi, distribuiti nei versetti 3-5 del salmo.

Il moto caritatevole

Foto di sspiehs3 da Pixabay

Guardando alla costruzione dei cinque attributi in discussione, si nota un particolare: tutti e tre cominciano con il participio all’accusativo, “portatore” della definizione di Dio quale “oggetto” d’amore, e si concludono con la particella pronominale σου (sou), “di te”, in riferimento all’anima. Quest’ultima diventa, dunque, reale approdo del moto caritatevole. Viene descritto, in questo modo, un movimento bidirezionale: uno verticale, da Dio a noi e da noi a Dio; l’altro orizzontale, quasi una sorta di espansione del movimento verticale a tutta la terra, affinché sia innalzata fino alle porte del cielo. Attraverso il movimento sintattico dei versi comprendiamo che l’amore celeste si iscrive orizzontalmente e verticalmente all’interno di una croce e, con fare benedicente, imprime la nostra vita della sua salvezza.

“Colui che offre espiazione”

La prima definizione di Dio recita: τὸν εὐιλατεύοντα πάσαις ταῖς ἀνομίαις σου (tòn euilateùonta pàsais taìs anomìais sou). Letteralmente, “(Dio è) colui che offre espiazione per tutte le tue colpe”. Sciogliendo il significato della frase participiale, da una parte, si vede un’anima che compie ἀνομίαις, “azioni contro la Legge”, scontrandosi contro l’ordine prestabilito dal Creatore. Dall’altra parte, c’è Dio. Egli “offre espiazione” ad ogni nostra disobbedienza per mezzo della sua stessa Sostanza, colmando l’inconsistenza e l’insensatezza del divario che da Lui ci separa. Il participio εὐιλατεύοντα è costruzione unica del greco dell’Antico Testamento ed espressione profonda di quel moto verticale della carità che si slancia verso l’uomo perché consapevole di essere l’unico amore in grado di “curare ogni nostra infermità” (come recita, invece, la seconda definizione di Dio).

Per mancanza di Dio

Foto di Free-Photos da Pixabay

Recita, infine, la terza definizione: τὸν λυτρούμενον ἐκ φθορᾶς τὴν ζωήν σου (tòn lytroùmenon ek fthoràs tèn zoèn sou). Letteralmente: “(Dio è) colui che riscatta la tua vita dalla distruzione”. In primo luogo, il participio λυτρούμενον indica un riscatto che deriva dalla purificazione: per essere salvati dobbiamo prima essere purificati da Dio e dalla nostra volontà di purezza. In secondo luogo, la purificazione (e dunque il riscatto) viene attuata a partire dalla φθορᾶς, sostantivo che indica uno stato dell’esistenza comparabile soltanto alla morte, nell’espressione di quella distruzione etimologica e sostanziale in cui sprofondiamo per mancanza di vita e di Dio. Di nuovo, è descritto il moto verticale dell’amore, che dall’abisso ci innalza e dalla distruzione ci riconduce all’anelato e connaturato approdo alla Luce.

Condividi questa pagina!