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“Ultima ad essere annientata sarà la morte”

Il quinto attributo

Con questo articolo si torna a meditare il salmo 102 (eb. 103). Nell’ultimo scritto (https://www.legraindeble.it/anima-benedicente/), la riflessione trovava una sua conclusione (parziale) nella spiegazione del participio λυτρούμενον (lytroùmenon) quale manifestazione verbale dell’opera divina di riscatto per mezzo della purificazione. Ora, si vuole porre l’attenzione sul verso 5 del salmo, che recita: τὸν ἐμπιπλῶντα ἐν ἀγαθοῖς τὴν ἐπιθυμίαν σου, ἀνακαινισθήσεται ὡς ἀετοῦ ἡ νεότης σου (tòn empiplònta en agathoìs tèn epithumìan sou, anakainisthésetai os aetoù e neòtes sou). Traducendo letteralmente, così suonerebbe il verso: “(Dio è) colui che ricolma nei beni il tuo desiderio, la tua giovinezza si rinnova come aquila”.

Potenza vs. atto

Foto di esudroff da Pixabay

Il quinto attributo di Dio si inserisce nel profilo terreno e celeste di una lotta interiore che si consuma ogni singolo istante del divenire: la lotta fra pienezza della meta in potenza e pienezza della meta in atto. Questa dicotomia viene generata da una più profonda scissione che interessa l’approdo da raggiungere: la separazione fra bene e male, fra vita e morte. Dunque, se la nostra esistenza terrena è un continuo lottare per raggiungere le infinite mete in cui, nel divenire, si frammenta la meta finale, nel nostro cuore insoddisfatto, si riproporrà continuamente la domanda: quando e in che modo potrò appagare il mio desiderio? In ogni momento, allora, l’anima, presente a se stessa e alla sua incolmata aspirazione di raggiungere la meta, è chiamata a darsi una risposta.

Dialogo dell’anima e della Verità

Ed ecco, dunque, che la Verità si presenta all’anima in dubbio e con incredibile forza ribadisce la realtà della sua Sostanza, incarnandosi verbalmente nel quinto attributo del salmo 102: “(Dio è) colui che riempie nei beni il tuo desiderio”. In altre parole, possiamo immaginare la Verità esprimersi in questo modo: “Anima, scegli Me, eleggi la mia Essenza: soltanto Io posso colmare il tuo desiderio. Il tuo cuore desidera il bene ed Io sono il Bene. Cercami in ogni frammento della tua esistenza, trovami nelle piccole lucerne di eternità che s’accendono nella tua vita, e godrai per sempre della Luce che sempre è viva”. Scegliere la vita eternamente, vuol dire essere consapevoli della dispersione in atto nel divenire della nostra realtà. Si può riscrivere, allora, in questi termini, l’ingenerarsi del desiderio per il raggiungimento della meta quale lotta fra corruzione ed eternità.

Giovani come aquila

Ma se sappiamo che l’eternità non ha in sé separazione in quanto sostanziale promanazione dell’eterna unicità di Dio, allora possiamo essere certi che la morte non durerà in eterno. Scrive, infatti, Paolo (1Cor. 15, 26): “L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte”. Per colmare il desiderio è necessario, dunque, lasciare agire l’opera salvifica del Cristo, perché (1Cor. 15, 54) “questo corpo mortale si vesta d’immortalità” e raggiunga l’eterna giovinezza come attributo proprio dello spirito che in questo corpo dimora. E come l’aquila vecchia contro la roccia batte il prolungamento del suo becco che non le permette di mangiare e si riveste di nuove piume, così anche noi battiamo la radicata e vecchia presunzione di bastare a noi stessi contro la roccia eterna dell’amore di Dio. Come può la morte bastarci, se siamo creati per l’eternità?

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