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Torniamo a sfogliare il nostro ABC Liturgico, l’altra volta ci eravamo soffermati sul tema dell’ascolto (https://www.legraindeble.it/abc-liturgico-lascolto-ii-parte/). Oggi invece apriamo un nuovo grande capitolo su uno dei Sacramenti più frequentati e meno compresi: la Confessione (o per meglio dire il Sacramento della Riconciliazione).

Ogni cristiano almeno una volta nella sua vita si sarà accostato a questo sacramento, forse da bambini all’epoca della Prima Comunione, oppure in occasione del Natale e della Pasqua. Buona parte di coloro che si avvicinano ad esso, provano una certa vergogna, una certa inquietudine, quasi una malcelata paura.

Foto di S. Hermann & F. Richter da Pixabay 

Processo o festa?

Tante volte mi sono soffermato a domandarmi il perché di questa emozione che abita anche il mio cuore. La risposta è balzata fuori sotto forma di interrogativo: la Confessione è un processo o una festa?

E’ il processo di me e dei miei peccati, con tanto di rimproveri e pene oppure è il luogo dell’incontro con un Dio Padre che ci ama e che non vede l’ora di riaverci come figli perdonati?

Ovvio questi sono due estremizzazioni concettuali di questo bellissimo sacramento, una sorta di aut – aut, quando sarebbe preferibile un et – et . Spesso, però, crediamo che la Confessione sia solo il primo: il luogo dove noi – a testa bassa – andiamo per fare la lista dei nostri peccati e dall’altra parte ci aspettiamo una bella lavata di capo. Se fosse così non potremmo che ammettere che il centro del Sacramento della Riconciliazione siano i nostri peccati e invece no. Il centro è la Misericordia di Dio che vuole riconciliarsi con noi, perdona i nostri peccati e ci stringe nel suo abbraccio di Padre.

Visto così allora anche l’ammissione dei peccati più sconvenienti, diviene un atto sì di umiltà, una confessione di povertà ma di una povertà amata, redenta, abbracciata. Una povertà che è pronta a ripartire ed ad amare.

Foto di Bessi da Pixabay 

La Confessione alla luce del Magistero

Ma questo ragionamento non è frutto solo della mia riflessione o di un’esperienza decennale di un povero Figlio di Dio che si accosta alla sua Misericordia ma è il pensiero stesso della Chiesa come possiamo leggere nell’esortazione apostolica Renconciliatio et Paenitentia di San Giovanni Paolo II:

“Ma noi sappiamo che Dio, «ricco di misericordia» (Ef 2,4), come il padre della parabola, non chiude il cuore a nessuno dei suoi figli. Egli li attende, li cerca, li raggiunge là dove il rifiuto della comunione li imprigiona nell’isolamento e nella divisione, li chiama a raccogliersi intorno alla sua mensa, nella gioia della festa del perdono e della riconciliazione. Questa iniziativa di Dio si concretizza e manifesta nell’atto redentivo di Cristo, che si irradia nel mondo mediante il ministero della Chiesa” (Renconciliatio et Paenitentia 10).

Con queste parole tratte dal Magistero della Chiesa, terminiamo il primo paragrafo; tra qualche tempo vedremo come nella Scrittura questo atteggiamento prende carne e sangue in una delle parabole più belle di sempre!

Shaqued

Per approfondimenti: http://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_02121984_reconciliatio-et-paenitentia.html

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