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Per Agostino l’amicizia ebbe massima importanza sia per il suo naturale percorso di vita ma soprattutto per la sua conversione. Fu infatti l’amico Nebridio che fece dubitare Agostino sul manicheismo e sull’astrologia, e cercò di convincerlo con le sue semplici argomentazioni. Nebridio «dulcis et amabilis» fu un fratello dell’intelligenza, «giovane di grande rettitudine e integrità, che trovava ridicole tutte quelle pratiche divinatorie» (Confessioni, IV,6).

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Un altro amico che segnò nel profondo la vita di Agostino fu Alipio, “il fratello del cuore”. Esso fu uno dei principali strumenti dei quali Dio si servì per la conversione spirituale e morale del futuro vescovo d’Ippona, che infatti si considerava con esso come «una sola cosa». Nel periodo vissuto a Milano condivisero ogni pensiero ed ogni desiderio, vivendo sotto lo stesso tetto, alla ricerca della Verità. Furono poi raggiunti da Nebridio.

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Agostino testimonia che per vivere in Cristo, “sommo amico”, è necessario nutrire amicizie vere che uniscono i cuori a quello del Figlio di Dio affinché palpitino unanimi nella carità e nella fedeltà, poiché: «l’amicizia è vera soltanto se la rinsaldi tu tra coloro che sono uniti a te dall’amore diffuso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato» (Confessioni, IV,7).

«Un amico fedele è rifugio sicuro: chi lo trova, trova un tesoro. Un amico fedele è medicina che dà vita» (Sir 6,14.16).

Davide

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