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Introduzione

Gregorio di Nazianzo nacque tra il 329 e il 330 da una famiglia cristiana, il padre infatti era vescovo di Nazianzo. Fu grande amico di Basilio con il quale condivise il cammino di fede. «Morto Valente (378), inizia una nuova fase per le chiese dell’Oriente. […] A Costantinopoli, i cattolici ripresero animo e provvidero a costituirsi un vescovo proprio. Fu chiamato dal suo eremo proprio Gregorio» (L. Dattrino – Lineamenti di Patrologia, 170).

Sviluppo

Fu grazie all’episcopato che apparve chiara la dote singolare di Gregorio, cioè l’eloquenza: dei tre Cappadoci fu l’oratore più valido. E le cinque Orazioni Teologiche gli valsero il nome di «teologo»: furono pronunciate a Costantinopoli nel 380 in difesa dell’ortodossia nicena e contro gli ariani. L’orazione che riguarda il presente articolo è la terza: «parla delle tre Persone divine e afferma, mediante il ricorso ai testi delle Scritture e alla fede della Chiesa, la divinità e la consustanzialità del Figlio, in opposizione a Eunomio» (L. Dattrino-Lineamenti di Patrologia,171).

Così scrive Gregorio: «Cristo dunque, che tu ora disprezzi, esiste da sempre ed era al di sopra di te: Colui, che ora è uomo, ignorava qualsiasi composizione. Rimase ciò che era e si assunse ciò che non era. […] Nacque, è vero, ma era stato generato: da una donna, certo, ma che era anche vergine: il primo fenomeno è umano, il secondo è divino. Da una parte non aveva padre, ma dall’altra non aveva madre: sono entrambe manifestazioni della divinità.

Immagine di Thomas B. da Pixabay

Fu portato in seno, senza dubbio, ma fu riconosciuto dal profeta, anch’egli ancora portato in seno, che sobbalzò dinnanzi al Verbo, per il quale aveva avuto la vita. Fu avvolto, certo, in fasce, però, risorgendo, si liberò dalle fasce nelle quali lo avevano sepolto. Muore, ma dà la vita e con la sua morte distrugge la morte. Viene sepolto, ma risorge. Discende agli inferi, ma ne trae le anime, sale al cielo, verrà a giudicare i vivi e i morti» (Orazione XXIX, Theologica III,19-20). Evince la “continua compresenza in Cristo di manifestazioni divine e umane”.

Conclusione

Da un piccolo stralcio di un’opera gigante si evince la ricchezza del depositum fidei, espressa con semplicità ma con grande fede per un cammino di verità orientato alla piena comunione escatologica con la Trinità. Il Figlio, vero Dio e vero Uomo, è «Via, Verità e Vita» (Gv 14,6a), che in sé costituisce ogni uomo figlio e lo conduce al Padre.

Davide

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