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Avevamo lasciato la nostra Mulan alla ricerca di se stessa oppure alla sua fioritura, l’odore della menzogna iniziava a pervadersi nel campo (https://www.legraindeble.it/wp-admin/post.php?post=2379&action=edit).

La relazione tra i due “sè”: Chen e Mulan

È la crisi interiore, l’adolescenza del processo di crescita: nel laghetto dove si immerge per detergersi, di notte e nascosta agli occhi di tutti, la raggiunge Chen. Ma lei gli volta le spalle. Il dialogo tra i due si fa serrato: Possiamo essere amici? Ma io non sono tuo amico, obietta Mulan. Ma tu sei mio pari, insiste Chen. Voltami pure le spalle adesso, ma quando sarà il momento non voltarle. Quello che in superficie sembra il necessario accorgimento di Mulan per compiere il suo progetto, rivela la dialettica dei sessi, feriti al principio dal peccato. Mulan sa che è una donna, ma questo non significa ancora che è amica dell’uomo. Chen sa che quella creatura è sua pari, che gli corrisponde, ma la relazione esige il tempo favorevole per dare frutti di reale amicizia, e cioè esige il riconoscimento della ineluttabile diversità dei loro corpi, della loro personalità. Solo allora questa desiderabile amicizia potrà salvare la loro vita e spingerla alla perfetta donazione. 

Tu chi sei, Mulan?

Imperversa la battaglia, Mulan insegue un manipolo di disertori, ma è un inganno e si imbatte nella Strega, che la interroga: Tu chi sei? Mulan seguita a mentire. La Strega, in cerca lei stessa di redenzione, le svela che la menzogna indebolisce il suo spirito e la uccide. Come di fatti, poi, accade. 

Ma ecco giungere la fenice, simbolo anche per i primi cristiani della risurrezione della carne. All’inizio del film da bambina, durante un gioco, Mulan aveva spezzato l’ala di una fenice all’ingresso del tempio. Dal luogo della morte e del peccato, Mulan si riappropria della identità smarrita e ritorna al campo di battaglia. Una valanga di neve risolve lo scontro, e in groppa al suo cavallo la guerriera corre in aiuto dei suoi compagni. Per prima cosa afferra da sotto la coltre di neve Chen, immagine quasi battesimale in cui l’uomo nuovo riscatta il vecchio, lo Sposo strappa alla morte la Sposa. 

Il qi pervade l’universo e tutti i viventi, ma solo i più sinceri si connettono con il proprio qi e diventano grandi guerrieri, tranquilli come una foresta ma con il fuoco dentro. 

Sono parole che sembrano descrivere il cristiano cinto delle armi della battaglia spirituale, pronto a combattere per custodire l’immagine e la somiglianza del figlio.

Ma mentre il diavolo ci tiene impegnati sul fronte, il palazzo imperiale rimane indifeso. Questa è una strategia tipica del nemico, che i maestri dello spirito hanno più volte smascherato. 

https://www.entornointeligente.com/nova-verso-de-mulan-recebida-com-frieza-e-risco-de-boicote-em-hong-kong-2/

Il piccolo “resto”

Mulan, rigettata dal consorzio maschile per avere mentito e disonorato impero battaglione e famiglia d’origine, fa ritorno per mettere in guardia il contingente militare distratto sui confini: Forse una piccola unità può farcela: quattro once, se ben usate, possono spostare mille libbre (era il sapiente ritornello dell’addestramento). Non ho potuto evitare di pensare al piccolo resto di Israele, sul quale il Signore ha sparso la rugiada delle sue promesse, e che si è messo in cammino.

Chen si schiera dalla sua parte, riconosce ormai il valore di Mulan, il suo vitale contributo alla causa dell’impero. Sarà lei a guidare il quinto battaglione verso il palazzo, dove già è entrata la serpe di Bori Khan. 

Quale vita o morte scegliere?

https://it.aleteia.org/2017/07/04/come-la-fenice-e-diventata-simbolo-cristiano/2/

Xianniang, la Strega, tenta un altro colloquio per distogliere Mulan dalla sua missione, promettendole una vita mediocre al soldo di un uomo codardo. Ma Mulan resiste ancora alla donna, che muta il suo aspetto in quello di un uccello rapace, non prima di avere lei stessa suggerito a quella sventurata creatura la possibilità di scegliere ancora un nobile destino. 

Siamo al confronto finale, quello tra l’imperatore (che vuole difendere il suo popolo) e Bori Khan. Il nemico lo ha condotto e legato a un palo sull’estremità del palazzo. L’imperatore, denominato Figlio del cielo, sta facendo costruire un nuovo palazzo in onore di suo padre. Possiamo immaginare di assistere a una scena vicinissima alla pagina della Passione, in cui il Figlio dell’uomo è innalzato sul legno della croce e si accinge a riedificare il tempio del nuovo culto spirituale, al Padre.

La Strega arriva in volo e porta a Bori Khan la notizia, inconcepibile a ogni macchinazione diabolica, di una nuova creatura destinata a salvare il suo imperatore. Mulan accorre da lontano, e Bori Khan scocca una freccia per finirla. Xianniang riprende il volo, si frappone tra la freccia e Mulan, rimanendo uccisa. Morendo, da uccello rapace si trasforma in donna: ha scelto il Vangelo e questo le ha ridato i suoi connotati originali.

Incoraggiata dal sangue di questo martirio, Mulan può finalmente ingaggiare lo scontro finale. Lei è l’uomo (la donna) che vive da salvato, che si allea al suo legittimo imperatore. Sarà lui, il Figlio del cielo, a fermare l’ultimo dardo della morte e a piantarlo nella morte stessa, per mezzo di una ragazza del suo popolo, forse una possibile Maria, che collabora all’avvento di una nuova era.

La vita nuova di Mulan

Resta un’ultima fondamentale esperienza da fare. L’imperatore ricompensa Mulan con la vita nuova, fare parte della guardia imperiale, il più alto privilegio, il coronamento di ogni servizio. Ma Mulan decide di rifiutare questa offerta, almeno per il momento. Vuole tornare nel suo villaggio e ricevere il perdono del padre, a cui aveva disobbedito. 

È la parabola della misericordia. Il padre la attende già sulla porta, riaccoglie la figlia che chiede perdono per la spada sottratta. Ma agli occhi del padre non è più la spada, segno delle cose di prima, a contare. Ma la vita della figlia.

Tornare alla famiglia

Un contingente imperiale si presenta al villaggio e offre a Mulan una nuova spada con le virtù tradizionali incise sopra: leale, impavida e sincera. Mulan è salutata come onore del suo popolo (si sente l’urlo della vecchia okaa-san, il pregiudizio mortificato da questo nuovo assetto delle cose). Ma una quarta virtù è aggiunta sull’altro lato della lama: devota alla famiglia.

Sembrerebbe che tutto torni alla vecchia retorica religiosa del devozionismo e della famiglia naturale.

Ma non dopo tutto quello che è stato sofferto in questa storia. 

Anche Sam, nel Signore degli anelli, torna alla famiglia. Ma come torna? Torna lavorato al crogiolo di molte pasque, ristabilito nella verità della sua vocazione di uomo, maturato nella terra dell’obbedienza a Dio Spirito e non a una legge. Torna disposto al sacrificio della propria volontà per quella di un altro.

Una nuova devozione alla famiglia è presentata nella trama di questo mito medievale, oltre ogni becero femminismo ideologico, e oltre ogni becero paternalismo fine a se stesso.

La gemma diventata fiore è arrivata fino al cielo, ascoltiamo dall’ultima voce fuori campo. Quale famiglia dunque? Quella in cui ogni egoismo è stato superato in favore di una causa più grande: acconsentire a dare la vita per gli altri. Mulan leva lo sguardo verso il cielo: servirà l’imperatore legittimo, e forse si riunirà a Chen, perché il seme ha trovato la via della luce, e ha portato frutto a suo tempo.

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