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La presenza di Dio nella nostra coscienza

Testo del salmo al link https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/Sal/34/

L’interiorità della nostra coscienza

Concludiamo con questo articolo la meditazione sul salmo 33 (eb. 34) che si è adagiata sopra il flusso della scrittura nel tempo di tre riflessioni (articoli ai link https://www.legraindeble.it/davanti-al-regno/ e https://www.legraindeble.it/rapiti-dallamore/). Se nel primo articolo, seguendo le Enarrationes in psalmos di Agostino, si è parlato dell’allegoria, contenuta nell’intestazione, di Davide con il Cristo alla presenza di Abimelech e del mutamento del sacrificio di rendimento di grazie al Padre, se nel secondo articolo, invece, si è passati all’analisi del v. 4 del salmo, sottolineando, sempre attraverso le parole di Agostino, l’importanza della dimensione orizzontale dell’amore fraterno per riconoscere la magnificenza del nostro Dio, in questa terza riflessione, nella commistione di Antico e Nuovo Testamento, ancora aiutati dalla luce della sapienza di Agostino, ci addentriamo nell’interiorità della nostra coscienza per scoprirne, infine, la bellezza nascosta ma dirompente.

L’esaudimento

Al v. 5 si legge: ἐξεζήτησα τὸν κύριον, καὶ ἐπήκουσέν μου καὶ ἐκ πασῶν τῶν παροικιῶν μου ἐρρύσατό με (exezetesa ton kùrion, kaì epékusen mu kaì ek pasòn tòn paroikiòn mu errùsato me); che significa letteralmente “Ho cercato il Signore e mi ha esaudito e da tutte le tribolazioni mi ha liberato”. Cosa vuol dire, realmente, “cercare il Signore”, dove possiamo, noi uomini, creature profondamente legate allo spazio e il tempo del nostro divenire, cercare e trovare, infine, Dio? Per comprenderlo, confrontiamo il verbo ἐπᾰκούω (epakùo), che qui significa “esaudire”, con un verbo di significato molto simile, che travalica, in realtà, e supera l’esaudimento espresso da ἐπᾰκούω, ovvero ἀποδίδωμι (apodìdomi), che etimologicamente esprime il senso di un esaudimento completo, conseguente ad una totale elargizione di doni (proveniente da Dio).

“Ecco, son qui”

Nel Nuovo Testamento il verbo ἀποδίδωμι si trova in Mt. 6, 6 dove si legge: “Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto” e ancora καὶ ὁ πατήρ σου ὁ βλέπων ἐν τῷ κρυπτῷ, ἀποδώσει σοι (kaì o patér su o blépon en tò kruptò, apodòsei soi), “e il Padre tuo che vede nel segreto, ti esaudirà”. Dobbiamo cercare il Signore ἐν τῷ κρυπτῷ, “nel nostro intimo”, nell’interiorità più nascosta del nostro essere e del nostro esistere. Lì lo troveremo e lo abbracceremo e stringendoci a Lui non desidereremo nulla. Scrive, infatti, Agostino: “Egli ti esaudirà, e mentre ancora stai parlando, ti dirà: Ecco, son qui. Che vuol dire, ecco son qui? Ecco, sono presente, che cosa vuoi, cosa attendi da me? Tutto quello che ti posso dare è nulla al mio confronto: prendi me stesso, godi di me, abbracciami”.

“Entra, purifica tutto”

Ma come possiamo incontrare il Padre nel nostro intimo? Soltanto se noi, creature create ad immagine e somiglianza del nostro Dio, manteniamo la nostra coscienza quanto più possibile simile al nostro Creatore, soltanto se desideriamo con tutto il cuore di aderire alla Sua Sostanza, allora potremo attingere alla Sua Vita: dobbiamo volere il nostro cuore puro, come figura della sua eterna Purezza. Scrive Agostino: “Ecco, giungi in un luogo ove è silenzio, e forse anche quiete e tutto in ordine: preghiamo qui. Tu dici: la calma di quel posto ti dà diletto, e credi che ivi il Signore potrebbe udirti. Ebbene, se ti dà piacere la purezza di un luogo visibile, come potrebbe non offenderti l’impurità del tuo cuore? Entra, purifica tutto, leva i tuoi occhi al Signore, e subito ti esaudirà”.

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