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Il tempio sacro dell’interiorità

Testo del salmo 102 al link https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/Sal/103/

Sulle tracce dell’anima

Foto di ddzphoto da Pixabay

(Rimando alla scorsa meditazione sul salmo 102: https://www.legraindeble.it/viaggio-dellanima-benedicente/)

Continuiamo ora la riflessione sul salmo 102 (eb. 103), rincorrendo le tracce dell’anima cercatrice della propria felicità: lei, in ogni cosa del mondo, sente il profondo esilio che la estranea dal suo vero essere e percepisce, nella cronologia del tempo e degli eventi, l’effimera dispersione dell’eternità. Per questo, all’inizio del salmo, benedice felice Dio e ritrova in Lui la fratturata armonia a cui anelava fin dal principio della sua vita terrena. Ma cosa la tratteneva dal raggiungere la gioia, cosa le impediva di godere del dono gratuito della grazia che viene elargita ad ogni vivente e dispensata dall’incontenibile misericordia di Dio? Per rispondere, come mendicanti in cerca di pane, interroghiamo il testo del salmo.

Nascondere ogni sua ricompensa

Al v. 2, a seguito della seconda esortazione di benedire il Signore, pronunciata dall’anima alla propria interiorità, si legge: μὴ ἐπιλανθάνου πάσας τὰς ἀνταποδόσεις αὐτοῦ (mè epilanthànou pàsas tàs antapodòseis autou), letteralmente traducibile dall’espressione, “non nascondere ogni sua ricompensa”. Inserito all’interno di questa esortazione, il verbo ἐπιλανθάνω appare decisamente significativo, in quanto indica l’azione di un’anima che, pur custodendo la consapevolezza della misericordia di Dio, nutre la volontà di nascondere la verità nelle parti più tenebrose e buie del suo intimo, fino a dimenticarsi della bontà del suo Creatore. Ma perché il nostro spirito vorrebbe nascondere la “ricompensa” che Dio gli offre?

Questione d’amore

Foto di Free-Photos da Pixabay

C’è bisogno di coraggio per guardarsi dentro, per purificare e ordinare le pareti di quella dimora in cui abita l’anima nostra. Troppo alto è il rischio che la sua fragilità sia sporcata e infangata dal suo cammino in questo mondo, con lo sguardo sempre rivolto verso il basso, verso la terra, nella dispersione di un fango che non può redimersi da solo e che non può redimerla. Purificare, per mezzo del Verbo, il tempio sacro della nostra interiorità, non è solo questione di volontà, ma prima di tutto è questione di amore; perché solo se ami il tuo Dio, potrai far a meno di tutta la polvere che opacizza lo spirito e riflettere della sua pura Luce, la luce dell’anima tua. Solo se ami il tuo Dio, potrai ritenerlo ospite unico e perfetto del tuo intimo.

Nascondersi in Dio

Foto di Free-Photos da Pixabay

Questa dunque è la ricompensa che il Signore promette alla nostra vita: espropriarsi della propria polverosa superbia perché Egli possa entrare nella dimora felice della nostra anima. Espropriarci di noi per appartenere a Dio, affinché Dio appartenga a noi ed eternizzi del suo amore eterno, la nostra vita, che sarebbe già morte senza di Lui. Dobbiamo, infatti, come scrive San Paolo nella lettera ai Colossesi (https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Col/3/), cercare “le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio”, affinché “la nostra vita sia nascosta con Cristo in Dio”.

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