Proseguiamo il percorso di riflessione sullo Spirito Santo nei Padri della Chiesa, soffermandoci sul primo paragrafo dell’ultimo articolo, “Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque”. Continuiamo quindi a vedere come lo Spirito Santo, ovviamente, sia già presente nell’AT.

A guidarci stavolta sarà Ambrogio.

La voce di Ambrogio di Milano

Ambrogio, avendo come riferimento Origene e Basilio di Cesarea, produce l’opera intitolata “Exaemeron”. «L’opera si estende in sei libri e comprende i nove discorsi pronunziati nella settimana santa in uno degli anni compresi tra il 386 e il 390. Occorre lasciare ad Ambrogio la rivendicazione di aver presentato in Occidente la prima e più ampia trattazione del racconto biblico della creazione del mondo. Nel confronto con gli originali greci, egli mostra indipendenza di giudizio e un’estrema libertà, sicché la sua opera finisce per superare gli stessi modelli. Nelle stupende descrizioni dei vari momenti della creazione dell’universo e del nostro mondo, l’autore si effonde in un’atmosfera di poesia, con tutte le vibrazioni suscitate da un’anima di poeta».
(L. Dattrino – Lineamenti di Patrologia, 233-234).

La formazione del mare in Ambrogio

«Dio, dunque, vide che il mare era un bene. E di fatto questo elemento è splendido a vedersi, sia quando biancheggia per il sollevarsi delle masse d’acqua e delle creste ondose, e gli scogli spumeggiano di nivei spruzzi, sia quando, dolcemente increspandosi la sua superficie allo spirare di brezze più miti, acquista il cupo colore cangiante, proprio della serena bonaccia, che spesso abbacina gli occhi di chi lo contempla da lontano, allorché non sconvolge i lidi circostanti con la violenza dei suoi marosi, ma li saluta come abbracciandoli, con sereni amplessi – e con che suono gradito, con che giocondo mormorio, con che soave e armonioso rimbalzare delle onde! – Tuttavia io penso che con quelle parole non si sia voluto dare una valutazione dell’incanto che tale creatura ha per i nostri occhi, bensì esprimere che esso corrisponde perfettamente al pensiero del Creatore, conforme al motivo della sua operazione.

Perché enumerare le isole, che il mare ci offre spesso agli sguardi come tanti monili, ove coloro, che con costante proposito di mortificazione, rinunziano alle attrattive della sregolatezza mondana, preferiscono vivere nascosti al mondo, e schivare gli scabrosi anfratti di questa vita? Perciò il mare è rifugio alla temperanza, palestra di vita mortificata, solitudine austera, porto sicuro, tranquillità nel secolo, vita frugale nel mondo, e inoltre incentivo al raccoglimento per le persone fedeli e consacrate a Dio, sì che le loro salmodie rivaleggiano col mormorare delle onde che sciabordano lievemente, e le isole echeggiano col loro applauso alla danza composta dei flutti santi, risuonando degli inni dei cristiani. E come potrei descrivere compiutamente la bellezza del mare, che il Creatore vide? Che altro devo aggiungere? Che cos’è il canto del mare, se non un’eco dei canti dell’assemblea cristiana?

Perciò è molto giusto che la chiesa sia paragonata al mare: in principio, all’entrare della folla fedele, essa rigurgita da tutti gli ingressi delle sue onde e poi, mentre il popolo prega tutto insieme, scroscia come il riflusso di onde spumeggianti, quando il canto degli uomini, delle donne, delle vergini, dei ragazzi fa eco ai responsori dei salmi come l’armonioso fragore delle onde.

Che dire poi dell’acqua che lava i piedi allo spirar della brezza salutare dello Spirito Santo?

Il Signore ci conceda tutto questo: di navigare su di un legno veloce al vento di una rotta precisa, di approdare a un porto sicuro, di evitare che gli spiriti maligni ci scuotano con assalti più gravi di quanto siamo capaci di sostenere, di scampare ai naufragi della fede, di godere una profonda bonaccia; e se talora qualche evento sollevasse contro di noi i flutti tempestosi di questo mondo, di avere per timoniere il Signore Gesù, il quale destandosi in nostro aiuto, comandi con una sola parola, plachi la tempesta e restituisca al mare la tranquillità. A lui onore e gloria, lode, eternità dai secoli, e ora e sempre per tutti i secoli. Amen».
(Esamerone, V, 21-24).

Commentando Ambrogio

Egli ribalta la concezione ebraica riguardo al mare. Gli ebrei non lo conoscevano, quindi attribuirono ad esso un senso negativo. Il mare era per loro simbolo del male. Il vescovo milanese invece interpreta sapientemente il testo di Genesi, in cui, al termine del terzo giorno, «Dio vide che era cosa buona» (Gen 1,9-13). Quindi attribuisce un significato positivo al mare in quanto è opera di Dio, per cui non può essere espressione del male. Lo Spirito Santo, quindi, agisce portando ordine nella creazione liberandola, “giorno dopo giorno” dal caos primordiale. Ambrogio ci insegna ad accogliere e a meditare la Sacra Scrittura sotto l’azione dello Spirito che dona luce e sapienza al cuore e alla mente dell’uomo.

Davide

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