Qualche giorno fa riflettevo con un’amica sul significato del “timore di Dio” e su quanto ogni persona che si professi cristiana abbia una propria idea di Dio, molto differente dal Dio di Gesù e in base a tale idea si costruisce una relazione.

Spesso si interpreta il “timore di Dio” come un doverne avere paura e si è portati ad immaginarLo cattivo, pronto a condannare ogni nostra mossa sbagliata. Ma il Dio che Gesù ci ha fatto conoscere non è forse il Dio dell’Amore, della misericordia e del perdono? Dice il Vangelo questa domenica: <<Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui>> (Giovanni 3, 17). Dio non condanna mai. È piuttosto l’uomo, vittima di una fragile fede, a condannare se stesso: <<ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio>> (Giovanni 3, 18).

Il Dio aristotelico girato di spalle, privo di sguardo amorevole verso l’uomo, è morto quando Egli diventò prossimità con le sue creature facendosi carne, facendosi uomo e tutto ciò per Amore, solo per Amore. <<Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna>> (Giovanni 3, 16). Dio, attraverso il Figlio unigenito, entra in relazione con noi per placare la più grande paura che dimora nell’uomo: la solitudine. Tuttavia, il Figlio di Dio, sarebbe dovuto morire per redimere i nostri peccati affinché fossimo salvati e avessimo la vita eterna. Gesù infatti, donò ai suoi discepoli lo Spirito Santo, sua amorevole presenza. 

Ecco cos’è la Trinità: è l’abbraccio del Padre al Figlio, è la relazione d’amore, per mezzo del Figlio e dello Spirito Santo, tra Dio e l’uomo. Un uomo plasmato a sua immagine, perché la somiglianza dobbiamo farla noi camminando nella Verità secondo la sua Parola.  

Altri articoli sulla Parola di Dio, li potete trovare nella nostra rubrica Lievito nella pasta.

Agape

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