Il nostro viaggio in compagnia di Ester continua. Dopo aver sostato sugli effetti dell’amore, oggi il testo ci propone di riflettere su un gesto molto particolare: l’inchino.

Dopo questi fatti, il re Assuero rese grande Aman, figlio di Ammedàta, l’Agaghita, lo innalzò e pose il suo seggio al di sopra di tutti i prìncipi che erano con lui. Tutti i ministri del re, che stavano alla porta del re, si inginocchiavano e si prostravano davanti ad Aman, perché così aveva ordinato il re a suo riguardo. Ma Mardocheo non s’inginocchiava si prostrava. I ministri del re, che stavano alla porta del re, dissero a Mardocheo: “Perché trasgredisci l’ordine del re?”. Ma, sebbene glielo dicessero tutti i giorni, egli non dava loro ascolto. Allora quelli riferirono il fatto ad Aman, per vedere se Mardocheo avrebbe insistito nel suo atteggiamento; aveva detto loro, infatti, che era un Giudeo. Aman vide che Mardocheo non s’inginocchiava né si prostrava davanti a lui e fu pieno d’ira; ma gli sembrò poca cosa mettere le mani addosso a Mardocheo soltanto, poiché gli avevano detto a quale popolo Mardocheo apparteneva. Egli si propose di distruggere tutti i Giudei che si trovavano nel regno d’Assuero, cioè il popolo di Mardocheo.

Est 3, 1-6 (versione ebraica)

M’inchino ma…di fronte a chi?

Vorrei accompagnare i vostri occhi sulla ripetizione di due verbi del passo appena letto: inginocchiarsi e prostrarsi. Questi gesti del corpo, sin dai tempi antichi, rappresentavano un segno di rispetto e venerazione nei confronti della divinità e del re, che spesso, nel mondo pagano, era una figura al limite tra il mondo terreno e celeste. Ora, perché tanta avversione da parte di Mardocheo nell’inchinarsi davanti ad Aman? Che vuol dire dal punto di vista di un ebreo inchinarsi davanti a un uomo?

Di fatto, compiere un atto simile equivale a trasgredire la Prima Parola donata da Dio a Mosè e a tutto il suo popolo: «Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso» (Es 20, 3-5).

Per Mardocheo, quindi, inchinarsi davanti a un essere umano significa tradire Dio, costruirsi un idolo, dare a qualcun altro quel posto d’onore nel cuore, che spetta solo a Dio.

Allora, pensiamo a tutte le giornate in cui tremila cose prendono il posto di Dio, a tutte le nostre energie impiegate per fare cose, anche buone, ma senza aver interpellato minimamente Dio. Riportiamo alla mente tutte le volte in cui sul posto riservato a Dio ci facciamo sedere il lavoro, lo studio, la moglie, il marito, i figli, i genitori, la vacanza, le preoccupazioni, il futuro… Tutto ciò che idolatriamo, inevitabilmente ci distrae da Lui e ci fa dimenticare quanto siamo amati.

Se già il mio caro Leopardi, da ateo, s’era reso conto che l’uomo è infelice perché gli manca da morire l’infinito, il per sempre, noi, da cristiani, possiamo gridare che Dio è l’unico che può renderci felici, perché è Lui il nostro per sempre, il nostro Infinito. E io credo che la relazione che ciascun essere umano personalmente può cucire con Lui, sia il mistero e la fonte di gioia più grandi del mondo.

Compiti per…Chiesa

Vorrei assegnarvi un piccolo e semplice “esercizio di inchino”, (come sempre non è farina del mio sacco ma dono che ho ricevuto a suo tempo).

Entrando in Chiesa e passando davanti al tabernacolo, provate ad inchinarvi. Gli passate davanti cento volte? Inchinatevi cento volte. Basta sostare un secondo e reclinare un po’ il capo. Non serve fare una genuflessione plateale, anzi stiamo sempre attenti a non inchinarci per far vedere agli altri quanto siamo bravi!! Si tratta di partire dal cuore e purificarlo piano piano: quell’inchino dev’essere un gesto di tenerezza, di intimità, che esprime la profondità, la verità, e il desiderio della relazione con Lui.

È come dire a Dio: Lo so che ci sei e con tutto me stesso, corpo compreso, voglio semplicemente dirtelo.

È un gesto inutile, uno spreco? Forse, sì. Sicuramente, sì. Ma, d’altra parte, a che servono gli abbracci, i baci? Chi è stato il primo a inventarseli? Probabilmente uno che sapeva che non servivano a niente, se non a comunicare, anche con il corpo, un “ti voglio bene”.

Benedetta

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