Siamo giunti al termine del nostro viaggio di lettura del libro di Giuditta, che spero sia stato anche per voi ricco di grazie nascoste. Oggi ci mettiamo in ascolto di alcuni consigli e istruzioni pratiche per pregare.

Riepilogo

Dopo la vittoria di Giuditta e la sconfitta dell’esercito nemico, vengono organizzati grandi festeggiamenti, danze e processioni, perché per mano di una donna, Dio aveva liberato il popolo d’Israele dall’oppressione. Anche Giuditta si unisce alla danza che le donne stanno componendo in suo onore, e si pone in testa al corteo. Fanno seguito gli uomini che riempiono le loro labbra di inni e grida di gioia.
Giuditta si mette a pregare. O meglio, il testo dice che comincia a intonare un canto di riconoscenza, a cui si unisce la voce di tutto il popolo. Siamo al capitolo 16, l’ultimo del libro, che si chiude appunto con una preghiera corale, probabilmente cantata da tutti gli ebrei in pellegrinaggio verso Gerusalemme. È una preghiera che rievoca parecchi salmi, ma se la leggiamo bene può essere davvero una guida; può offrirci spunti e istruzioni per pregare, ringraziando il Padre.

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Alcune istruzioni

Troverete i versetti presi in esame in Gdt 16, 1-17.

1. Anzitutto compare un richiamo a pregare insieme. Non sempre ci sono le condizioni per pregare con gli altri, però mi piace pensare che ogni volta che scelgo di raccogliermi nel silenzio e di pregare, qualcuno – magari dall’altra parte del mondo – sta facendo la stessa cosa. E allora mi sento subito meno sola, accompagnata, parte di quella Vite di cui io sono un piccolo tralcio.

Intonate un inno al mio Dio con i tamburelli.

2. In secondo luogo Giuditta ci suggerisce che bisogna scegliere la forma in cui pregare. La forma si adatta al luogo in cui ci troviamo: se siamo in chiesa e ci sono altre persone che stanno pregando, possiamo scegliere di restare in silenzio, magari appuntandoci in un taccuino (io uso spesso il blocco note del cellulare) i pensieri che facciamo, le preghiere che la nostra anima comincia a cantare. Credo sia importante fissare per iscritto questi momenti preziosi, che possono diventare una medicina rigenerante per quando saremo giù e avremo bisogno di fare memoria.
Ma potremmo anche trovarci in un contesto tale da permetterci di pregare a parole o a voce. E allora potremmo prendere la nostra chitarra, o qualunque altro strumento sappiate suonare, e cominciare a pregare cantando o cantare pregando, con l’anima rivolta a Dio, che prontamente raccoglierà tutte le nostre note, anche quelle stonate, e le unirà a quelle celesti del Paradiso.

Cantate al Signore con i cimbali, componete per lui un salmo di lode.

3. Altro step fondamentale è il ‘Segno di Croce’, che non è una tradizione da osservare, ma è un gesto intimo d’amore. Cerchiamo allora di scandire con calma le parole: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Non facciamo prevalere la fretta, ma l’amore, che si manifesta anche nel modo in cui pronunciamo il nome dell’Amato.

Esaltate e invocate il suo nome!

4. Altro passo da fare è riconoscere quello che Dio ha fatto in passato per noi, ritornare ai momenti in cui la Sua presenza ci ha soccorso, liberato, consolato, salvato.

Poiché il Signore è il Dio che stronca le guerre […] mi ha salvata dalle mani dei miei persecutori.

5. Occorre poi saper guardare alle cose belle della nostra vita e imparare a dire come Maria: «D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata», perché Dio ha visto in noi qualcosa di buono e ci ha chiesto di collaborare ai suoi disegni di pace e di bene.

Assur venne dai monti, giù da settentrione, venne con migliaia dei suoi armati […] Il Signore onnipotente li ha respinti con la mano di una donna! […] Infatti il loro capo non fu colpito dai giovani, né lo percossero figli di titani, né alti giganti l’oppressero, ma Giuditta, figlia di Merarì, lo fiaccò con la bellezza del suo volto. Ella depose la veste di vedova per sollievo degli afflitti in Israele, si unse il volto con aromi, cinse i suoi capelli con un diadema e indossò una veste di lino per sedurlo. I suoi sandali rapirono i suoi occhi, la sua bellezza avvinse il suo cuore e la scimitarra gli troncò il collo. I Persiani rabbrividirono per il suo coraggio, per la sua forza fremettero i Medi.

6. Altro consiglio che ricaviamo da Giuditta può essere quello di ringraziare sinceramente Dio, riempiendoLo di lodi. Ricordo le parole di una suora conosciuta qualche anno fa. Dopo aver dato a me e ad altri ragazzi dei passi biblici da meditare, ci disse: «Ora leggete questi passi e non abbiate paura se non avrete chissà quali rivelazioni. Sentitevi grati semplicemente perché state leggendo la Parola di Dio e questo è già un privilegio. Perdetevi nel giardino della Scrittura, immaginate i luoghi, le persone, ascoltate i rumori, gustate i profumi, e riempite Dio di complimenti per tutto ciò che ha fatto».
Ecco allora che la nostra preghiera talvolta può anche essenzializzarsi in un: “Quanto sei grande Signore”; “Sei una meraviglia”; “Ti voglio bene”. E non siate avari e non preoccupatevi di essere monotoni con Gesù: ripeteteGlielo anche due, tre, mille volte, che Gli volete bene.

Canterò al mio Dio un canto nuovo: Signore, grande sei tu e glorioso, mirabile nella tua potenza e invincibile.

7. Infine nelle parole di Giuditta mi sembra di cogliere l’invito a ricordarci di tutte le persone che abitano la terra, quelle per le quali abbiamo promesso di pregare e quelle che neppure conosciamo ma che da qualche parte del mondo hanno bisogno di aiuto. Con la fiducia di chi sa che ha già ottenuto quello che chiede, presentiamole tutte al Padre.

Ti sia sottomessa ogni tua creatura: perché tu hai detto e tutte le cose furono fatte, hai mandato il tuo spirito e furono costruite, nessuno resisterà alla tua voce.

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Epilogo

La storia di Giuditta si conclude nel silenzio, così come in fondo era cominciata. Dopo i festeggiamenti a Gerusalemme, ella ritorna famosa, ma umile, nella sua città di Betulia e nonostante i molti pretendenti che si fanno avanti per chiederla in sposa, sceglie di vivere i suoi giorni di vedova in castità, per esser poi sepolta accanto al marito.
Tra le numerose lezioni apprese nelle 12 puntate dedicate a Giuditta, che trovate nella rubrica Sacri volti, io vorrei ricordare questo insegnamento.

La preghiera (e non tanto la notte, come invece si è soliti dire) porta consiglio e la relazione con Dio genera in noi un profumo e una bellezza tali da cambiare davvero il mondo. La vocazione della donna è la bellezza, che va vissuta imparando a dare quotidianamente la vita.

E voi, cosa avete imparato da Giuditta?

Benedetta

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