Seleziona una pagina

Non c’è fede senza crisi

Abbiamo lasciato le nostre povere vedove, Noemi e Rut, in un viaggio che può dirsi l’ultima speranza. (Per chi si fosse perso la prima parte rinvio al link di seguito: https://www.legraindeble.it/rut-donna-in-cerca-di-dio/).

Ora le ritroviamo giunte a Betlemme (siamo tra la fine del primo e l’inizio del secondo capitolo del libro di Rut: https://ora-et-labora.net/bibbia/rut.html).
Se Noemi era straniera a Moab, adesso è Rut ad essere etichettata come tale in questo paese di Giuda. La drammatica condizione di estraneità sociale si è semplicemente ribaltata. Eppure la più preoccupata e disperata è ancora la suocera israelita che, giunta alla sua terra, si presenta con un altro nome: non più Noemi, “la dolce”, ma Mara, “l’amareggiata” da Dio. Possiamo ben comprendere tutto il peso dei vuoti che questa donna porta nel cuore dopo la perdita di marito e figli. A ciò si aggiunge l’esperienza del senso di abbandono da parte di Dio che le ha tolto tutto quello che le aveva donato.

No. Non tutto. C’è ancora Rut. E paradossalmente sarà proprio il sostegno della nuora moabita di origini pagane-politeiste, a far sì che Noemi superi la sua crisi e ne esca con una rinnovata fiducia in Dio.

Foto di Free-Photos da Pixabay.

Rut e l’arte di spigolare

La scelta di non abbandonare la suocera, che Rut ha fatto con sincero slancio di cuore, la mette subito in un costruttivo moto dell’anima: non si adira, non si piange addosso, non dà voce ad alcun lamento, ma si rimbocca le maniche, “si cerca un lavoro”, per provvedere non solo a se stessa ma anche a Noemi! Con coraggio Rut si reca a spigolare, cioè a raccogliere le spighe di grano avanzate nel campo dopo la mietitura e destinate, secondo l’antica legge, ai poveri. La perseverante moabita decide ancora una volta di mettersi a servizio e non si lascia spaventare né frenare dal rischio di essere maltrattata dai mietitori: l’Amore è sempre più forte di qualsiasi paura.

Quei piccoli chicchi di grano che con fatica e tenacia Rut coglie, sono l’essenziale nutrimento quotidiano che la Provvidenza Divina non dimentica mai di prepararci lungo il cammino, anche se dovessero, per la nostra noncuranza, andare sprecati. Perciò simboleggiano proprio l’amore sovrabbondante e gratuito di Dio per ciascuno di noi.

Per riflettere

Lasciamo spigolare nel campo la nostra cara Rut ancora ignara dei numerosi frutti di grazia che il Dio d’Israele sta per donarle, e nel frattempo chiediamoci: quali sono i piccoli semi di bene, di amore che Dio ci prepara ogni santo giorno? Sappiamo riconoscerli e chiamarli per nome? E per quale persona “amareggiata” siamo chiamati a spigolare?

Condividi questa pagina!