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La “fame” sembra essere la protagonista della Parola di questa prima domenica di Agosto: la fame degli israeliti nel deserto, della folla al seguito di Gesù.

In realtà al centro dell’attenzione non c’è tanto la fame in sé e per sé ma le scelte che essa stessa scatena; in un primo caso fanno sorgere una mormorazione potente, nel secondo una sequela interessata.

E noi cosa facciamo quando abbiamo “fame”?

E noi cosa facciamo quando abbiamo “fame”? A prima vista può sembrare una domanda oltremodo sciocca: quando abbiamo quel buco nello stomaco, semplicemente mangiamo. In realtà dalla risposta, dipende la qualità della nostra vita.

Esistono molti tipi di “fame”: di cibo, di riconoscimento, di successo, di soldi, di affetto e così via. Se subito acconsentiamo ad ogni specie di “appetito”, presto diventeremo grassi ed insoddisfatti.

A me capita spesso, senza rendermene conto: mi affatico per colmare un “vuoto”, mi affanno per dare risposta ad una “fame” ma poi quel “cibo” non sazia ed allora, con un po’ di amarezza e tristezza, mi guardo indietro e dico tra me e me: “Forse quella non era fame vera ma un semplice capriccio”.

Quante volte ci avventuriamo con caparbietà su strade che poi ci portano a vicoli ciechi, arrivati alla meta apriamo gli occhi ed ecco l’amara consapevolezza di aver seguito un fantasma, un idolo, un’illusione?

Ecco perché diviene essenziale ascoltarsi, per non affannarsi inutilmente su sentieri che non portano a nulla o meglio portano a cibi che non saziano, a cibi che riempiono al momento ma che poi lasciano un vuoto ancora più grande.

Davanti a noi abbiamo il tempo delle vacanze, tempo propizio per guardarsi dentro e capire cosa veramente ci spinge, quale bisogno o desiderio traina le nostre giornate.

Buon ascolto.

Paride

Altri nostri commenti alla Parola di Dio: https://www.legraindeble.it/quattro-pani-piu-uno/

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