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Il Venerdì Santo è il Black Friday per eccellenza. Non quello in cui si va a fare shopping tutta la notte, ma quello in cui la notte scende nel mondo. Si apre una voragine, un vuoto incolmabile, Gesù è morto.

Oggi la Chiesa tace, è riunita insieme attorno alla collina del Golgota. C’è un silenzio assoluto, tutto tace, le nostre chiese sono vuote, spoglie, disadorne, oggi ancora di più sentiamo il silenzio che ci avvolge, il silenzio dei tanti morti vittime di questo virus. Nessun suono d’organo anima la nostra preghiera, solo l’asciuttezza del silenzio attonito e adorante. Oggi nella Chiesa nessuno celebra l’eucarestia, per guardare all’unica eucarestia che Dio celebra dalla croce attraverso il suo figlio Gesù. Croce di mistero, croce di strazio, croce di infamia. Ma anche croce gloriosa, croce piena di speranza, croce che rivela chi è veramente Dio.


Penso spesso ai discepoli, a cosa potevano pensare, ai sentimenti provati di fronte alla crocifissione del proprio Maestro, hanno lasciato tutto per seguirlo e cosa hanno guadagnato? Un uomo ingiustamente crocifisso.
Se chiediamo però lo sguardo di Gesù per entrare dentro la Passione, scopriamo come l’ingiusta crocifissione sia segno di qualcosa di più grande, la croce è ciò che da senso a tutto quanto. Non esiste Risurrezione senza Venerdì Santo e viceversa, proprio perché la nostra vita deve essere Pasquale, dobbiamo passare per la morte affinché la vera vita vinca su tutto. Così è stato con Gesù, così è la Passione di Gesù.


È bellissimo stare di fronte alla croce, al costato trafitto di Gesù e contemplare la morte che si fa vita.

Il Vangelo è davvero un insieme di assurdi, per vivere bisogna morire, gli ultimi saranno i primi, ed in questi assurdi aggiungerei la nostra vita che è essa stessa insieme di assurdi in cui Gesù entra e ci trasforma, è proprio un rinascere dal suo costato.

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