Nel giovedì di questa settimana Santa, davvero singolare per i cristiani, si celebra l’Istituzione dell’Eucarestia ad un mese esatto dall’ inizio del grande digiuno eucaristico.

Tanti sacerdoti si sono adoperati per trasmettere le celebrazioni in diretta tramite social eppure, per dirla con una bellissima similitudine di Paolo Curtaz, “L’Eucarestia è come la persona che ami. Puoi fare una videochiamata ma l’abbraccio è un’altra cosa”.

In questo tempo di digiuno, ogni fedele, dovrebbe porsi degli interrogativi: quanto manca l’Eucarestia? Quanto in realtà ho fame di quel Pane di Vita eterna? Quanto sento la mancanza di Gesù nella mia vita?

In questo senso vengono in mente le parole del Vangelo secondo Matteo (9, 15-16) quando Gesù, rivolgendosi ai discepoli di Giovanni, dice: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno”. Queste parole di Cristo sembrano descrivere perfettamente il nostro tempo. Lo Sposo sembra non esserci ed è arrivato il tempo del digiuno. L’assenza, per chi crede che quell’impasto di acqua e farina sia davvero il corpo di Cristo, è tanta. Allora chiediamo: come si vive in questa assenza? Anche se non è dato riceverlo corporalmente, come si può sperimentare la sua presenza nella vita di ciascuno? È possibile ritrovare e riscoprire Gesù nella sua assenza corporale?

Pregare…

Sicuramente pregare è l’atto che più di tutti, in questo momento, sfama. Stiamo toccando con mano quanto la preghiera sia fondamentale e necessaria per ogni cristiano. Gesù, per entrare in rapporto con il Padre, prega. Nell’orto del Getsemani, luogo del dolore, dell’ “assenza” e del “silenzio” del Padre, il Cristo prega. Quella della preghiera è una dimensione che va riscoperta come condizione necessaria, senza la quale un cristiano morirebbe spiritualmente e la sua fede rischierebbe di affievolirsi. Essa è il nutrimento che sta alla base del rapporto personale con Gesù e attraverso la quale sperimento la sua presenza.

Le opere

La Fede in Cristo può essere resa viva anche dalle opere. In questo, fanno luce le parole di San Giacomo (2,14. 26) quando dice: “A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? (…) Così anche la Fede se non seguita dalle opere, in se stessa è morta”. Dunque si potrebbe dedicare questo tempo facendo dono di sé verso tutti coloro che hanno bisogno di aiuto e di conforto, in una qualsiasi modalità. La Fede c’è ed è vera solo se opera alla luce dell’Amore di Cristo, unica certezza che dona la forza di viverla concretamente. Il rapporto intimo e personale con Gesù fa luce e si incarna nell’Amore per il prossimo.

Non meno importante è anche ciò che Cristo ci ha mandato come testimonianza di sé: il Paraclito, lo Spirito Santo. Dice Gesù nel Vangelo di Giovanni (15, 26 – 27): “Egli darà testimonianza di me, e anche voi date testimonianza, perché siate con me fin dal principio”. Lo Spirito Santo è, insieme alla Croce, l’ennesimo atto di Amore che Gesù ha donato affinché potessimo essere guariti da angosce, paure, tribolazioni e ferite del peccato. Lo Spirito Santo prende per mano e guida le parole e l’anima, nei momenti di preghiera e le azioni nelle opere. È Lui che ispira e ossigena la Vita spirituale che, al momento, non può nutrirsi della presenza carnale di Cristo.

Dunque, preghiera, opere e Spirito Santo sono le tre dimensioni che in questo momento di digiuno eucaristico possono e devono essere riscoperte come esigenze fondamentali; anche se non si può essere ciechi di fronte al fatto che la necessità di recarsi in Chiesa sia stata equiparata da alcuni ad una partita di calcio. In questo senso, Gesù sembra essere profetico in Giovanni (16, 1 – 3): “Vi ho detto questo perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi saccheggeranno le sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio”. Le Chiese sono state chiuse, e Cristo, Dio morto per Amore e di cui non ci nutriamo da un mese ormai, viene ridotto per alcuni ad una mera manifestazione pubblica.

In questa domenica di Pasqua, in cui non potremmo nutrirci di Lui e far festa nella sua casa, con le parole del Vangelo secondo Matteo (26, 17 – 18) Gesù sembra rivolgersi a ciascuno di noi. Ci conforta e ci stringe in un abbraccio dicendo: “Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”.

Agapè

Altre riflessioni le potete trovare nella nostra pagina: https://www.legraindeble.it/

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