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Ci si avvicina a piccoli passi all’inizio di questo Avvento che per molte Diocesi corrisponderà all’adozione del nuovo Messale e quindi la liturgia subirà alcune modifiche per ciò che concerne sia le parole pronunciate dal sacerdote sia le risposte dell’assemblea cioè del popolo presente alla Celebrazione.

Nuovo Messale? Un po’ di storia

L’espressione “nuovo” messale è semanticamente impropria, infatti siamo alla III edizione del Messale di Paolo VI. Il quale è stato prima editato in latino nel 2002 e poi è stato tradotto nelle varie lingue tra cui la nostra, l’italiano. L’ultima edizione, la seconda del medesimo messale risale a circa quaranta anni fa, era il 1983. Ci troviamo – dunque – di fronte ad un cambiamento storico. Ora andiamo a vedere le principali modifiche senza perderci nel labirinto delle varie sezioni che il Messale ha.

Confesso, Kyrie e Gloria

La prima sostanziale novità è all’interno dell’atto penitenziale, cioè all’inizio della Celebrazione Eucaristica, essa ha un carattere maggiormente “inclusivo” infatti diremo così: «Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle…» e sempre sullo stesso tono: «E supplico la beata sempre Vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli e sorelle…»

In seguito – proprio in prossimità del Confesso – vi è la formula che in italiano suona così: “Signore, pietà – Cristo, pietà – Signore pietà” invece si è voluto prediligere l’originale greco tratto dal Vangelo: Kýrie, eléison» «Christe, eléison».

Dall’atto penitenziale si arriva al Gloria, qui la novità assume un carattere interessante non solo dal punto di vista linguistico ma anche teologico. Sempre seguendo il criterio della prossimità all’originale viene sostituito il «pace in terra agli uomini di buona volontà» con un più conforme: «pace in terra agli uomini, amati dal Signore». Il discrimine non è più su una volontà buona, di natura maggiormente restrittiva ma sull’essere amati dal Signore dal respiro maggiormente universale.

La liturgia eucaristica

Come forse ben saprete la liturgia eucaristica è suddivisa in due grandi tronconi: la liturgia della Parola (dalla I lettura fino alla preghiera dei fedeli) e la liturgia Eucaristica (dall’Offertorio fino al momento della Comunione).

Anche qui le novità non vi lasciano attendere dalla nuova formula: «Santifica questi doni con la rugiada del tuo Spirito» che prende il posto di «effusione del tuo Spirito» ai sei nuovi prefazi, alle nuove traduzioni per alcune preghiere eucaristiche

Proviamo per amore di brevità a sottolineare ciò che potrebbe maggiormente suscitare la nostra attenzione: il Padre Nostro, il dono della Pace e l’Agnello di Dio. Nel primo caso il dibattito ormai continua da anni e quindi sicuramente saprete che va in pensione la formula «non ci indurre in tentazione» e viene assunta un formula meno ambigua cioè «non abbandonarci alla tentazione» ma vi è anche un’altra non piccola modifica infatti viene aggiunta la particella anche nel momento in cui si afferma «come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori».

Il sacerdote non annuncerà più nel rito della pace: «scambiatevi un segno di pace» ma un più ampio «scambiatevi il dono della pace».

Al momento dell’elevazione del pane e del vino consacrati, il sacerdote esclamerà: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello».

Al termine della Celebrazione, al momento del congedo, il sacerdote dirà: «Andate e annunciate il Vangelo del Signore», anche se relativamente a ciò sembra che i Vescovi abbiano una certa libertà di decisione.

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Un giudizio sul “nuovo Messale”?

Nelle ultime settimane ho assistito personalmente sia sui social sia nel mondo reale ad una polemica infinita relativamente alle nuove modifiche, le accuse sono le più varie e svariate, alcune non mancano di originalità e qualcuna strappa anche un sorriso per la sua infondatezza.

Io personalmente non sono un liturgista, anche se amo la liturgia nelle sue varie forme e per me desta sempre un sentimento di venerazione ed interesse. Anche qualora lo fossi, avrei nei confronti delle decisioni magisteriali l’unico atteggiamento fruttifero: l’obbedienza filiale, senza far mancare un giudizio critico ma sempre “nella Chiesa” e “con la Chiesa”.

A tutti un sereno Avvento, che l’attesa del Verbo ci renda tutti più umili e generosi.

Shaqued

Per approfondimenti, consiglio la lettura di questo articolo di Avvenire: https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/non-solo-padre-nostro-ecco-tutto-cio-che-cambia-con-il-nuovo-messale.

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