Commento al vangelo della XVI Domenica del TO

seme grano

24 Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: 
«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 

La prima parabola che il vangelo di questa domenica ci presenta è un dramma in tre atti: semina, crescita e mietitura si susseguono in un ciclo che trova la sua conclusione solo nel futuro della raccolta. Chi segna l’inizio del campo è colui che segna il momento della separazione definitiva. Quest’uomo non ci viene presentato come padrone – se pure, poi, risulti esserlo -. Egli è ἀνθρώπῳ σπείραντι καλὸν σπέρμα (trasl. anthrōpō speíranti kalòn spérma), «un uomo che sparge seme buono». L’espressione vuole raggiungere la sostanza radicale di questo padrone, minata al risveglio dei servitori dall’azione notturna del nemico.

Il nemico

25 Ma, nel dormire degli uomini, venne il suo nemico, 
seminò sopra della zizzania in mezzo al grano e se ne andò.

Mentre un sonno profondo segna il tempo della passività degli uomini, giunge αὐτοῦ ὁ ἐχθρός (trasl. autoû ho echthrós), «il nemico dell’uomo». L’azione delinea la figura: egli si trova a scimmiottare il padrone nella semina e nel seme seminato. Ιl «seminare» (in greco σπείρειν, speírein) diventa «seminare sopra» (in greco ἐπίσπειρειν). Ιl «seme buono» diventa ζιζάνια, «zizzania», pianta corrispondente al loglio, della famiglia delle graminacee che infesta i campi producendo grani nerastri. La seminagione nemica avviene, allora, mentre la veglia è sospesa dal sonno e il seme sparso non è distinguibile dal seme buono se non quando sarà germinato.

28 I servi gli dicono: Vuoi, dunque, che andando la [scil. la zizzania] raccogliamo?
29 Quello dice: No, affinché non, raccogliendo la zizzania, 
estirpiate insieme ad essa il grano.

Il divieto categorico del padrone di estirpare la zizzania si fonda sul fatto che l’estrazione del loglio comprometterebbe anche la crescita del grano. Nella sua azione sapiente, il padrone riconosce la forza del seme buono, perché egli ha creato la sua sostanza, come conosce pure la forza del seme cattivo e sa che non potrà prevalere. Il padrone propone una coabitazione non priva di disagi, una coabitazione che toglie respiro, acqua e terra, ma che rende il grano forte perché pieno della bontà del padrone. Solo quando la messe sarà matura e pronta per la mietitura (v. 30) allora potranno i mietitori estirpare la zizzania e gettarla nel fuoco.

Le due lotte

Una duplice tensione si gioca nel campo, quella tra padrone e nemico, estrinsecata nelle due semine e quella, più forte quasi, fra padrone e servi che chiedono la separazione immediata. Questa, in fondo, è la lotta che tutti portiamo nel cuore: vedendo il grano nero fuori e dentro di noi dubitiamo della bontà del seminatore e a fatica vogliamo accettare la coabitazione, mai certi che se il Signore ci chiede qualcosa è perché la nostra bellezza diventi ancora più buona.

Elisabetta

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