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Commento al vangelo della Solennità di Cristo Re

In medio stat virtus?

C’è un antico detto latino, “in medio stat virtus”, che nella tradizione italiana è comunemente tradotto come “la verità sta nel mezzo”. Non mi sono mai trovata d’accordo con questa affermazione: una sua lettura superficiale può portare a credere che, alla fine, la cosa migliore sia trovare un compromesso in ogni cosa, senza mai schierarsi. Il mio disaccordo è aumentato esponenzialmente dopo che ho incontrato Gesù, perché ho capito che la soluzione non sta mai “nel mezzo”, perché rimanere nel mezzo spesso significa fare la scelta più sicura per uscirne sani e salvi, e Lui ci ammonisce chiaramente: “Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà”.

Cristo Re

Photo by Daniel Gutko on Unsplash

Se questo non è sufficiente, accorre in nostro soccorso il Vangelo di questa domenica, nella quale contempliamo Cristo Re dell’Universo. Immaginiamo la scena: Gesù è stato consegnato a Pilato per una sentenza definitiva: “Cristo è o non è il re dei Giudei?”. Ricordate la storia di Erode e la strage di bambini maschi primogeniti per sbarazzarsi del nuovo, mistico e salvifico “Re dei Giudei” appena nato? Ecco, la storia del re va avanti da allora: sono passati circa trentatré anni ed ora Gesù si trova davanti alla massima autorità civile, che deve decidere sulla sua vita: o libero, o morto crocifisso.

Il sillogismo innaturale della Verità

Una qualsiasi persona normale, davanti alla sola, remota ipotesi della pena di morte peggiore che si potesse immaginare all’epoca, destinata ai criminali più criminali della società, avrebbe ritrattato. Invece Gesù no. Anzi, Lui confessa: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù. […] Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Dice queste parole come se fossero il sillogismo più naturale e scontato del mondo. Attesta e conferma di essere Re per ben tre volte, venuto nel mondo non solo per dire la verità, ma per testimoniarla.

Schierarsi

Gesù si schiera dalla parte della Verità, non sta fermo nel mezzo. Non si ferma a dire: “Lo dici tu che sono re, mica io”. Non nega l’evidenza. Così come rimane fedele alla testimonianza per la quale è venuto nel mondo: l’amore incondizionato alla fine salva e sconfigge anche la morte, perché l’Amore è più forte della morte. Riconoscere Cristo Re dell’Universo significa ascoltare quelle parole da Lui pronunciate negli ultimi frangenti della sua vita terrena, tatuarsele nel cuore e riempirle di significato. Significa sconvolgere quell’idea di regalità aurea, ricca e intoccabile in favore di una regalità umile e mite, che si fa umana, si spoglia e si lascia maltrattare per Amore, fino a morire.

Significa, infine, ascoltare la Sua voce che ci chiama figli, quell’unica voce fuori dal mondo che ci dà dignità e ci può definire. Significa schierarsi e testimoniare il nostro senso di appartenenza a Cristo senza la paura e la vergogna della croce, ma con la speranza della risurrezione e della felicità eterna. Perché la verità non sta in un indefinito “mezzo”: la Verità sta in Cristo.

Serena Lambertucci

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