La Quaresima. Un tempo di preparazione alla Riconciliazione in Cristo è parte di una serie di articoli su questo tempo forte a cura del prof. Lanni Cristian. Altri articoli sempre sulla Liturgia li puoi trovare qui: ABC Liturgico.

Il tempo della Quaresima pone sempre degli interrogativi. Primo fra tutti il suo significato, oggi. In un mondo dove l’idea e il concetto della rinuncia sembra assolutamente avulso da ogni logica, come si può vivere bene il tempo che la Chiesa propone come preparazione e purificazione in funzione della Pasqua?

Iniziando dalle origini e proseguendo per i suoi tratti caratterizzanti, liturgicamente e non solo, si cercherà di tracciare un percorso organico e sufficientemente dettagliato sulla Quaresima per cercare di dare risposta agli interrogativi più frequenti.

La norma liturgica

La Costituzione Conciliare Sacrosanctum Concilium afferma che «Il duplice carattere della quaresima – il quale, soprattutto mediante il ricordo o la preparazione al battesimo e mediante la penitenza, invita i fedeli all’ascolto più frequente della parola di Dio e alla preghiera e li dispone così a celebrare il mistero pasquale –, sia posto in maggior evidenza tanto nella liturgia quanto nella catechesi liturgica. Perciò: a) si utilizzino più abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale e, se opportuno, se ne riprendano anche altri dall’antica tradizione; b) lo stesso si dica degli elementi penitenziali. Quanto alla catechesi poi, si inculchi nell’animo dei fedeli, insieme con le conseguenze sociali del peccato, quell’aspetto particolare della penitenza che detesta il peccato come offesa di Dio. Né si dimentichi il ruolo della Chiesa nell’azione penitenziale e si solleciti la preghiera per i peccatori. La penitenza quaresimale non sia soltanto interna e individuale, ma anche esterna e sociale. E la pratica penitenziale sia incoraggiata e raccomandata dalle autorità, di cui all’art. 22, secondo le possibilità del nostro tempo e delle diverse regioni, nonché secondo le condizioni dei fedeli. Sia però religiosamente conservato il digiuno pasquale, da celebrarsi ovunque il venerdì della passione e morte del Signore, e da protrarsi, se possibile, anche al sabato santo, in modo da giungere con cuore elevato e liberato alla gioia della domenica di risurrezione» [1].

I caratteri della Liturgia Quaresimale

Il Concilio Vaticano II ha semplificato la struttura del tempo liturgico quaresimale, attribuendo dei caratteri fondamentali quello battesimale e quello penitenziale. Cristo ci ha radicalmente trasformati, cioè convertiti, inserendoci nel suo Mistero pasquale con il Battesimo e la Chiesa professa la sua fede in un solo Battesimo, per il perdono dei peccati. La penitenza, in senso cristiano, è fondata sulla stessa realtà battesimale per il perdono dei peccati ed è poi ripresa e resa segno espressivo per quanti ricadono nel peccato, nel sacramento della Riconciliazione. Dunque, il tempo liturgico della Quaresima, non solo prepara i catecumeni al Battesimo, ma è il tempo in cui la Chiesa, e i singoli cristiani, sono chiamati a vivere maggiormente questo sacramento mediante una più profonda conversione. Battesimo e Penitenza sono così i misteri propri della Quaresima. Quest’ultima significa il tempo della grande convocazione di tutta la Chiesa perché si lasci purificare da Cristo, suo sposo. Il centro di tutta l’opera della redenzione compiuta da Gesù Cristo è il mistero pasquale, ossia la crocifissione, la morte e la risurrezione del Redentore. Ogni anno la liturgia celebra questo mistero a Pasqua, fondamento dell’anno liturgico, per cui ne prolunga il riverbero per tutto l’anno. Se ciò è vero, dunque, la Quaresima non è nata come tempo per fare penitenza, ma come spazio per celebrare il paschale mysterium. L’istituzione di questo tempo forte dell’anno liturgico avvenne ad opera di Leone Magno tra il IV e il V secolo, con il fine precipuo di preparare i fedeli al mistero pasquale con la giusta profondità ed il coinvolgimento che ne trasformasse la vita. Non stupisce sapere, allora, che i Padri del IV secolo, proprio per questa peculiarissima finalità della Quaresima ne strutturarono l’aspetto liturgico, pedagogico e catechistico con una impostazione tipicamente battesimale. Il Battesimo, amministrato in antico a Pasqua, segna profondamente con la sua impronta lo spirito della Quaresima. La liturgia quaresimale chiama ad approfondire il senso della nostra condizione di battezzati e ci guida alla riscoperta del dono divino e delle sue supreme esigenze. Il secondo carattere, lo abbiamo visto è quello penitenziale, che de facto ha la medesima radice del battesimale: la purificazione in Cristo Redentore.

Origini e significato liturgico

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Incominciando dal significato etimologico, Quaresima deriva dal latino Quadragesima, che, sottintendendo dies, vuole significare «quarantesimo giorno» ovvero un periodo di quaranta giorni che funge da tempo liturgico propizio di preparazione alla Pasqua. Il numero dei giorni non è casuale: quaranta è simbolicamente il tempo speso alla presenza di Dio. Nell’Antico Testamento, quando Dio distrusse la Terra con il Diluvio, fece piovere per quaranta giorni e quaranta notti (Gen. 7,12). Dopo che Mosè uccise l’uomo egiziano, fuggì nel paese di Madian, in cui trascorse quaranta anni nel deserto ad accudire le greggi (At. 7,30). Mosè rimase sul Monte Sinai per quaranta giorni e quaranta notti (Es. 24,18). Egli intervenne per conto di Israele per quaranta giorni e quaranta notti (Dt. 9,18-25). La Legge specificava un numero massimo di colpi che un uomo poteva ricevere per un crimine, imponendo il limite di quaranta (Dt. 25,3). Le spie israelite impiegarono quaranta giorni per compiere la loro missione segreta nella terra di Caanan (Num. 13,25). Gli Israeliti vagarono per quaranta anni (Dt. 8,2-5). Prima della liberazione di Sansone, Israele aveva servito i Filistei per quaranta anni (Gc. 13,1). Golia aveva provocato l’armata di Saul per quaranta giorni, prima che Davide giungesse ad ucciderlo (1 Sam. 17,16). Quando Elia fuggì da Jezebel, viaggiò per quaranta giorni e quaranta notti verso il monte Horeb (1 Re 19,8). Nel Nuovo Testamento, Gesù fu tentato per quaranta giorni e quaranta notti (Mt. 4,2). Quaranta furono le ore intercorse tra la morte e la risurrezione. Passarono quaranta giorni tra la resurrezione e l’ascensione di Gesù (At. 1,3). Dunque, il quaranta sembra avere, nella Sacra Scrittura un significato enfatizzante la verità spirituale, della prova e dell’attesa, ma al contempo anche della purificazione e della riconciliazione con Dio.

La storia della Quaresima è davvero antica, anche se la sua evoluzione è stata graduale, infatti, sino al II secolo, la celebrazione della Santa Pasqua era anticipata da un digiuno che non durava più di due giorni, ed era riservato soprattutto ai catecumeni oltre che alla comunità tutta. È nel secolo successivo che inizia ad abbozzarsi quella che poi diverrà la Settimana Santa, la settimana della Passione, anche se per ora i due giorni interessati erano il mercoledì e il venerdì, dove non si celebrava neppure l’Eucarestia. Nelle settimane di preparazione era letto e commentato il Vangelo di Giovanni, il più ricco di spiritualità e di riferimento alla Passione e Risurrezione di Gesù. Dobbiamo arrivare al IV secolo perché s’inizi a parlare di Quadragesima, dove i fedeli si sottoponevano a un periodo di penitenza che durava, appunto, quaranta giorni e che iniziava con l’imposizione delle ceneri e con l’utilizzo di un sacco che fungeva da abito, segno di penitenza. Poco prima del VI secolo, il mercoledì diviene giorno dedicato alla somministrazione delle ceneri, e il rito è esteso a tutta la cristianità. Le settimane di Quaresima si allungano a sei, dando un carattere ascetico e non solo penitenziale. Oggi il tempo della Quaresima è dettato dalle nuove disposizioni del Concilio vaticano II; come esplicitato nella prima parte, che ha ripristinato il vero senso pasquale-battesimale. L’inizio del tempo quaresimale è stabilito al mercoledì delle ceneri sino il Giovedì Santo, Messa in Coena Domini. Il tempo di Passione inizia la Domenica delle Palme, dando inizio alla Settimana Santa. Nel Rito Ambrosiano la settimana è chiamata Settimana Autentica.

La Quaresima è l’opportunità di vivere e partecipare al Mistero della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, puntando l’attenzione non tanto sull’atto del digiuno, ma sull’azione salvifica di Gesù. Il significato del digiuno, il Mercoledì delle Ceneri, il Venerdì per gli ambrosiani, e il Venerdì Santo vogliono sottolineare il cammino verso la propria conversione. L’astinenza dalle carni il venerdì pone l’accento come segno di rinuncia al lusso e alla mondanità, rilevando il senso cristiano della povertà, esaltando l’atto di carità verso il prossimo, così come la preghiera, che deve trovare un posto privilegiato. Specificamente, poi, nel Rito Ambrosiano manca il mercoledì delle ceneri, iniziando il periodo liturgico con la VI Domenica prima di Pasqua. Poiché nel tempo l’aspetto più indicativo era la preparazione dei catecumeni, cioè di adulti che si preparavano a ricevere i Sacramenti, è per questo che le quattro domeniche centrali della Quaresima Ambrosiana pongono l’accento su una forte catechesi battesimale, attraverso opportune letture evangeliche, che si tenevano anche nei giorni feriali. La Quaresima Ambrosiana presenta un clima più austero che quella Romana, è per questo che non sono celebrate feste attinenti la Madonna o dei Santi, perché tutta l’attenzione deve essere rivolta al Cristo. A motivo di questa marcata austerità, poi, i venerdì sono a-liturgici. Questo significa che non c’è la celebrazione eucaristica e sull’altare si vede solo una Croce con il sudario bianco. Nel rito Ambrosiano, poi, il sabato non si deve digiunare perché considerato giorno festivo, nel senso che è intimamente legato alla domenica. L’ultimo sabato di Quaresima è detto “in traditione symboli”, perché ai catecumeni è consegnato il Credo, simbolo della fede cristiana.

Prof. Cristian Lanni

[1] SC. nn. 109-110.

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