Dal Vangelo secondo Luca 11,29-32

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
 
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
 
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del  giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

 

Qualche anno fa, più di venti a dir la verità, veniva pubblicato un saggio che nell’ultimo periodo è tornato in voga, il suo autore Gary Chapman cerca di dimostrare che dire “ti amo” alla persona amata è tutt’altro che semplice e che anzi comporta una complessità notevole.

Il motivo di ciò è molto semplice: ognuno di noi è diverso dall’altro e che ognuno ha un proprio alfabeto affettivo o, per dirla alla Chapman, ognuno ha il proprio linguaggio dell’amore, cioè una modalità specifica in cui dimostra ma anche riceve affetto.  Questo è il motivo per cui spesso vorremmo dimostrare il nostro bene ad una persona ma lei non riesce a capirci e viceversa, dando il via ad una infinità di incomprensioni, liti, ripicche e chi più ne ha, più ne metta.

 

Con Dio non mi sembra che la questione sia molto diversa anzi… e il Vangelo di oggi lo sottolinea ampiamente. Tutta la storia della salvezza è il tentativo di Dio di dirci il suo amore, la sua cura, la sua attenzione, la sua premura e di tutta risposta dall’altra parte, cioè dalla nostra parte, una serie pressoché infinita di rifiuti, tradimenti, pretese.

Il popolo che si accalca intorno a Gesù non si sottrae a questa lunga serie di generazioni che cercano un “segno” dell’amore di Dio e Gesù, che essendo vero uomo ma anche vero Dio, sa che nessun segno sarà sufficiente se i loro occhi e sopratutto i loro cuori non saranno aperti a vederlo e a riconoscerlo.

Come a voler dire: per chi ha il cuore attento, ogni segno basta, a chi, invece, ha il cuore indurito e capriccioso nessun segno basterà mai. Chi è vigilante non ha bisogno di segni ulteriori, è già impegnato a leggere e discernere i segni già presenti, sopratutto se ha davanti agli occhi il segno dei segni: Gesù Cristo.

 

Sarà un giorno triste, forse terribile,  quello in cui a noi, che pretendiamo segni ad ogni istante, verranno aperti gli occhi e diverremo consapevoli di quanti segnali d’amore Dio aveva disseminato la nostra vita, sarà un giorno di mestizia per tutto il tempo che abbiamo perso per cercare una via che era ben segnata e segnalata ma noi eravamo impegnati a guardare altro, saremo come il tizio della barzelletta che muore affogato perché non ha riconosciuto che Dio gli aveva mandato tre barche per salvarlo mentre lui attendeva un segno diverso, forse dal cielo per essere salvato dall’alluvione che aveva colpito la sua casa.

 

Quindi occhi aperti e con le cartine in mano (Bibbia, preghiera, Sacramenti) e faremo molta meno fatica diventare ciò che siamo: figli amati!

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