I riti introduttivi alla celebrazione eucaristica

Alla riscoperta della celebrazione

nella-Messa

Iniziamo il nostro itinerario di formazione alla riscoperta della celebrazione Eucaristica soffermandoci sui riti introduttivi della celebrazione eucaristica. Introduciamo l’argomento dicendo che la Messa è formata da due momenti essenziali che formano l’unica celebrazione del mistero, la Liturgia della Parola e la Liturgia Eucaristica. L’Ordinamento Generale del Messale Romano (O.G.M.) al numero 28, a tal proposito, così si esprime:

La Messa è costituita da due parti, la «Liturgia della Parola» e la «Liturgia eucaristica»; esse sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto. Nella Messa, infatti, viene imbandita tanto la mensa della parola di Dio quanto la mensa del Corpo di Cristo, e i fedeli ne ricevono istruzione e ristoro. Ci sono inoltre alcuni riti che iniziano e altri che concludono la celebrazione.

Quali sono questi riti che danno inizio alla celebrazione?
I riti propri dell’inizio della Celebrazione, che costituiscono la parte iniziale della Messa e che precedono la Liturgia della Parola sono: l’introito, il saluto, l’atto penitenziale, il Kyrie eleison, il Gloria e l’orazione (o colletta). Cerco di spiegarli essenzialmente.

L’introito

Ogni Messa ha un introito proprio, esso è costituito dall’antifona di ingresso, contenuta nel Messale, che detta il tema della celebrazione che ci apprestiamo a vivere. Oggi, in modo abituale, l’introito è sostituito dal canto di ingresso, che dovrebbe essere scelto con attenzione e sapienza, perché esso prepara il cuore dell’assemblea alla preghiera, invita alla comunione dei presenti, e suggerisce attraverso le parole ed il suono, lo spirito della preghiera in base al tempo liturgico e alle festività che si celebrano.

Il saluto

Un gesto abituale ma non banale. Innanzitutto il presidente della celebrazione (il presbitero) saluta con una riverenza l’Altare imprimendo su di esso un bacio. È il gesto d’amore della chiesa sposa verso il suo Sposo simboleggiato nell’altare. L’Altare, baciato e incensato, diventa il centro della celebrazione e dello spazio liturgico in cui si celebra. Esso è il segno di Cristo, pietra angolare della Chiesa (cfr. Efesini 2, 20). Non è un luogo comune, una mensa qualunque, un banco da lavoro. È Cristo che per noi è diventato sacerdote, vittima ed altare (cfr. prefazio pasquale V). Ecco perché non dovremmo mai abusare di questo spazio noi che siamo “addetti ai lavori”. Quante volte l’altare diventa un tavolo dove appoggiare di tutto, dai fogli degli avvisi, ai vasi di fiori, agli occhiali del celebrante. È un luogo che meriterebbe più attenzione e “contemplazione” da parte nostra. Da oggi guarda all’altare con degli occhi diversi, intravedi in esso, il luogo del sacrificio e della gioia, il Tabor ed il Calvario, il monte dove salire con esultanza per celebrare la vita, e perché no, puoi soffermati anche in preghiera davanti ad esso.

Il Segno di croce

Dopo aver baciato l’altare, il sacerdote, introduce la Messa con il segno di Croce. Un altro segno piccolo e importante. Ricorda da chi siamo stati chiamati, per chi siamo in quel luogo e chi celebriamo: “il Padre il Figlio e lo Spirito Santo”. Ogni celebrazione liturgica è una convocazione e una lode trinitaria. Ci richiama anche al segno ricevuto sulla fronte il giorno del nostro battesimo, quando, all’inizio del sacramento, il sacerdote, i genitori ed il padrino o la madrina, ci hanno segnato sulla fronte con il segno della salvezza. Questo piccolo gesto va fatto solo all’inizio e alla fine della celebrazione, ameno che, a celebrare non sia il Vescovo e, dopo la proclamazione del Vangelo benedica l’assemblea con il libro dei Vangeli. Altri segni di croce devozionali, andrebbero evitati perché potrebbero appesantire la celebrazione con segni che non le appartengono.

Dopodiché il presidente della celebrazione saluta l’assemblea con il saluto liturgico ispirato dalla Parola e una brevissima ammonizione introduttiva. Il dialogo iniziale che si stabilisce tra il sacerdote e l’assemblea manifesta il mistero della chiesa radunata per celebrare la pasqua del Signore.

L’atto penitenziale

È il momento in cui ci presentiamo davanti a Dio senza maschere, come popolo di peccatori, bisognosi della sua misericordia. È il primo gesto, forse quello più istintivo, quando pensiamo a Dio, percepirci come peccatori. E lo si fa nell’umiltà: riconoscere le proprie miserie per confidare e proclamare la sua misericordia. All’invito del sacerdote occorrerebbe creare un minimo spazio di silenzio per ricordare le proprie mancanze per cui chiedere perdono. L’atto penitenziale della messa si conclude con l’assoluzione che, come ci ricorda l’O.G.M., non ha il valore dell’assoluzione sacramentale.

Il Kyrie eleison

È un’acclamazione corale alla Signoria di Cristo. È un’invocazione evangelica che ci fa contemplare il volto di Cristo con fiducia. Nel vangelo sono i malati, i peccatori, i lebbrosi, i bisognosi ad invocare Cristo in questo modo. Potrebbe prendere in prestito dalla liturgia questa invocazione e farla diventare abituale nella vita quotidiana: pregata continuamente diventa come olio che purifica le nostre ferite.

Il Gloria

È il canto degli angeli nella notte di Natale. È l’annuncio della salvezza dato dal cielo ai poveri, i pastori. Dovrebbe avere sempre un tono solenne e festoso, sopratutto nel canto. Nella Messa del Giovedì santo e nella notte di Pasqua è accompagnato dal suono delle campane.

La Colletta

Il nome indica la sua funzione. Il sacerdote la introduce con un invito alla preghiera e una breve pausa di silenzio, dove tutti possono formulare, nel proprio cuore, le proprie intenzioni di preghiera. Queste verranno raccolte dal presidente della celebrazione, nella preghiera colletta, e presentate all’altare del Signore. Anche attraverso questa preghiera si esprime il carattere liturgico della celebrazione. Non dovrebbe mai essere omessa nella preparazione comunitaria o personale alla liturgia della Parola. In essa si racchiude un tesoro prezioso di spiritualità e di preghiera. Per prepararti alla Messa, o alla lectio settimanale, parti sempre dalla colletta, troverai un grande aiuto.

Questi sono i riti che costituiscono l’inizio della Messa. Essi ci aiutano ad identificarci come popolo dei chiamati, infatti noi siamo noi a prendere l’iniziativa della celebrazione. Noi, attraverso i riti, le preghiere e i gesti della liturgia, rispondiamo alla chiamata di Dio. Così esprimiamo la nostra vocazione alla lode e alla celebrazione del mistero, nell’attesa del ritorno dello Signore.

Buon cammino.
Fra Daniele Moffa

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