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Vangelo della domenica nell’Ottava di Natale

Per fede

“Per fede” agiscono i personaggi che si muovono nelle storie divine e umane che leggiamo nella liturgia della Parola di questa domenica. Ma cosa vuol dire, nel profondo, agire per fede? Cos’è la fede? Ripercorrendo insieme la prima lettura e il vangelo, riflettendo la Parola nelle profondità della nostra coscienza, cercheremo di dare insieme una risposta degna di “fede” alla domanda che ci siamo posti.

Certezza di futuro

In Ebr. 11, 8 leggiamo: Πίστει καλούμενος Ἀβραὰμ ὑπήκουσεν ἐξελθεῖν εἰς τόπον ὃν ἤμελλεν λαμβάνειν εἰς κληρονομίαν (Pìstei kaloùmenos Abraàm ypékousen exeltheìn eis tòpon òn émellen lambànein eis kleronomìan); letteralmente traducibile in: “Per fede Abramo, chiamato, ascoltò il partire verso un luogo che stava per prendere in eredità”. Se guardiamo al procedimento di ciò che accade “per fede” scopriamo che il contenuto di quanto viene predetto è tutto confinato in un futuro le cui vicende non trovano consistenza nel presente dell’Abramo in ascolto. Ciò che accade realmente e che predice il futuro, è sostanziato in Paolo da due verbi: il participio καλούμενος (kaloùmenos), “chiamato”, e il verbo ὑπήκουσεν (upékousen), “ascoltò”.

Al servizio

Il primo verbo è ciò che permette il profilarsi di Dio all’interno della vita di Abramo: il patriarca, sentendosi “chiamato”, sente che la sua esistenza fa parte di Colui che lo chiama. Animato dal desiderio di vita, lui che è νενεκρωμένου (nenekroménou), “già morto”, decide di aderire alla Vita e di accogliere il progetto di Dio per lui. In che modo? Egli ὑπήκουσεν (upékousen), “ascoltò”. Il verbo ὑπακούω ha un significato particolare: parte dalla radice del verbo “ascoltare”, preceduta dal prefisso yp- che significa letteralmente “sotto”. Potremmo allora tradurre il verbo con l’espressione “ascoltare ponendosi al servizio”.

La fede di Simeone

Come si può avere la forza di porsi al servizio di un progetto di cui non si ha certezza di accadimento? La forza di Abramo, come quella di Simeone, risiede tutta nella chiamata: quando Dio chiama, si percepisce nel cuore che non c’è Verità più vera, Luce più luminosa, futuro più presente di quanto pronunciato da Dio. Perché, per fede, si crede nella Verità e ogni distanza da questa viene colmata dalla certezza dell’approdo. Nell’abbraccio al piccolo Gesù, come nella soluzione di un enigma, nella disvelazione di un segreto eterno, Simeone rivede la luce, riacquista la vista, appaga dell’Amore del Figlio, il suo cuore desideroso dell’Amore di Dio: e in esso riconosce lo Spirito.

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