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Vi è un piccolo dettaglio del racconto evangelico matteano di questa domenica (https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/?data-liturgia=20200802), un passo molto conosciuto anche nelle altre versioni degli evangelisti, esso ha a che fare con lo “stare” e il “restare”.

Sul far della sera

Questo particolare è lo stacco temporale introdotto dalla locuzione “Sul far della sera…” cioè il momento che si pone tra le fine dell’opera “guaritrice” di Gesù avvenuta nell’arco pomeridiano e il momento serale in cui sta per compiersi la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

La mia attenzione non è stata tanto catturata dal movimento affannoso dei discepoli, preoccupati santamente della mancanza di cibo né dai gesti del Maestro che fa sedere tutti con una serenità di chi sa di essere custodito da un amore più grande, il focus per me è tutto sull’atteggiamento della folla.

Se riavvolgessimo il nastro della narrazione vedremo un insieme abbastanza ampio di persone che, appena visto Gesù che con la barca sta per salpare in un luogo vanno a Lui.

Lo seguono con lo sguardo e con il corpo fino al punto di ritrovo, lì Gesù prima prova compassione e poi guarisce i loro malati.

Il “perché” dello stare

E’ facilmente intuibile il motivo per cui le folle vanno a Lui: il bisogno di Lui in alcune difficoltà, come una malattia. Ciò che mi rimane più in chiaroscuro e stuzzica la mia coscienza è il motivo del perché essi “rimangono” lì.

Matteo, infatti, usa verbi al perfetto per entrambe le azioni: “provò compassione” e “guarì” che indicano entrambi un’azione compiuta, terminata. Allora perché questa folla immensa “circa cinquemila uomini senza contare le donne” non va via? Perché non torna nelle proprie case? Perché indugiano alla presenza di Gesù?

Questo comportamento della folla provoca me nel profondo della mia vita. E’ vero molte volte sono andato a Gesù nel bisogno, nell’ afflizione, nel dolore ma perché “rimango”, o meglio cerco di rimanere alla sua presenza?

Forse che dietro a quel bisogno immediato c’era e c’è un desiderio più grande? Un desiderio di essere amato senza condizioni, di un abbraccio senza scadenze?

Ecco la domanda che metto nella bisaccia per questa settimana: perché sto o resto con Gesù?

Foto di Harald Lepisk da Pixabay 

Shaqued

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