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Commento al vangelo della II domenica dopo Natale

Solo per Amore

“In principio era il Verbo” (Gv. 1, 1), è questo l’incipit del Prologo con cui Giovanni inizia il suo Vangelo. “In Principio”, come se fosse sua intenzione voler riscrivere una Bibbia. Infatti, queste tre pagine scarse di Prologo potrebbero benissimo sintetizzare non solo tutta la buona novella, ma anche l’intera storia di quel libro dell’Amore che è la Bibbia. “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv. 1, 14). Il Verbo, Dio, l’infinitamente grande, ad un certo punto, decide di farsi infinitamente piccolo, incarnandosi nel grembo di una Vergine e tutto questo solo per Amore.

Nelle tenebre de lo core mio

Colui che ci ha donato la vita, “era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di Lui” (Gv. 1, 10): proprio Lui decide di farsi storia, di compromettersi nella storia di ogni uomo, assumendo la forma della carne, ossia di farsi carico della nostra stessa fragilità. E così, affinché le tenebre non l’avessero vinta, “veniva al mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv. 1, 9). Il Santo Francesco dice nella sua preghiera: “O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre de lo core mio”, proprio perché solo quella Luce, il Cristo, può liberare dalle tenebre il Cuore dell’uomo.

A sua immagine

Le tenebre non sono soltanto i momenti bui e vacillanti della vita dell’uomo, in cui ci lasciamo dominare dalla paura e dall’insicurezza. Non sono solo quando le nostre fragilità e i nostri limiti prendono pieno possesso di noi, rendendo vacillante la nostra Fede. Quelle tenebre, sono quello che ancora non sappiamo, ciò che ancora non conosciamo: “Dio, nessuno lo ha mai visto” (Gv. 1, 18). Ma “Il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”, scrive ancora Giovanni nel Prologo (Gv. 1, 18). Il Figlio unigenito Gesù Cristo è la “luce della vita” venuta in mezzo a noi a rischiarare il Cuore di ogni uomo. E’ da quel centro che parte la relazione verticale con Dio ed esso è la prova che Egli ci ha fatti a sua immagine.

Collaboratori del Suo Regno

Ma la somiglianza sta a noi farla, accogliendo quella Luce, accogliendo quel bambino, perché quel Dio ci ha da sempre amati e voluti, affinché diventassimo suoi testimoni e collaboratori del suo Regno. Un Regno di Pace, di Amore e di Luce. La Luce delle tenebre sarà sconfitta se noi lo riconosceremo: “A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare Figli di Dio” (Gv. 1, 12). Solo se lasceremo far lavorare quella Luce dentro di noi, scoprendone la bellezza, il nostro Cuore indurito si farà Cuore di carne che si riconosce figlio amato dal Padre e, a specchio del suo Amore, capace di amare. Il “quid” in più che distingue il Cristianesimo dalle altre religioni, è la Rivelazione. Un Dio che, allo stesso tempo, viene al mondo e viene nel mondo, chiedendo ospitalità nell’umile e fragile grotta del nostro Cuore per inondarlo di Luce vera e fargli conoscere la Via, la Verità, la Vita: “Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la Verità vennero per mezzo di Gesù Cristo” (Gv. 1, 17).

Maria Giulia

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