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Rut incontra un uomo forte

La scorsa volta (https://www.legraindeble.it/rut-spigolatrice-del-quotidiano/) abbiamo detto che la spigolatura era un diritto dei poveri, tuttavia l’esercizio di questo diritto dipendeva dalla volontà del proprietario terriero. Rut si reca a spigolare nel campo di Booz, il “forte”. Egli si dimostra sin da subito benevolo e compassionevole nei confronti di questa donna povera, straniera e priva di qualcuno che la protegga. Infatti non solo le concede di rimanere a spigolare tranquillamente nel suo campo, ma si preoccupa anche che nessuno dei mietitori la importuni. Possiamo confrontare Rt 2, 8 (https://ora-et-labora.net/bibbia/rut.html).

Foto di Jonny Lew da Pexels.

Dio ti raggiunge lì dove sei

La reazione di Rut è significativa. Rimane spiazzata da tutta questa premura e accoglienza che Booz le riserva. Si prostra a terra e gli chiede: “Io sono una straniera: perché sono entrata nelle tue grazie e tu ti interessi di me?” (Rt 2, 10). Consapevole della sua condizione, Rut non si aspettava tutta questa carità nei suoi confronti. Forse in cuor suo si sentiva inferiore rispetto agli ebrei, essendo straniera per provenienza oltre che per culto religioso. Forse immaginava che sarebbe stata trattata con sufficienza o addirittura maltrattata dagli ebrei di Betlemme. Invece, attraverso la tenerezza nelle parole e nei gesti di Booz, Rut scopre che merita di essere benvoluta e amata, qualunque sia la sua origine. Dio infatti non vuole condannarla, né giudicarla, ma raggiungerla e abbracciarla proprio lì dove lei è: nella povertà, nella sofferenza, nella solitudine. Tramite Booz, è Dio stesso che parla al cuore di Rut.

Foto di Mike da Pexels.

Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso gente che prima non conoscevi. Il Signore ti ripaghi questa tua buona azione e sia davvero piena per te la ricompensa da parte del Signore, Dio d’Israele, sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti. (Rt 2, 11-12)

Lo stetoscopio dell’amore: Rut e San Paolo

Booz ci insegna come possiamo essere riflesso dell’Amore di Dio soprattutto per gli emarginati, i poveri, i piccoli, di cui spesso nessuno si prende cura. Inoltre ci fa capire che ciò che conta e che piace agli occhi di Dio sono proprio le scelte d’Amore che facciamo. Ma cosa significa veramente amare? Ognuno di noi forse ha la propria idea. Eppure troviamo una chiara chiave di lettura in 1Cor 13, 4-8: http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&Citazione=1Cor%2013&Versione_CEI74=1&Versione_CEI2008=3&Versione_TILC=&VersettoOn=1&mobile=) dove San Paolo, descrivendo le caratteristiche della carità, ci offre quasi uno stetoscopio dell’amore. Se infatti ci ricaviamo cinque minuti per leggere questi versetti, possiamo facilmente ascoltare e valutare se il nostro amare respira e pulsa come l’amare di Dio. In altre parole, quando pensiamo di compiere una scelta d’amore o per amore, rileggiamo questo passo, guardiamo con verità dentro al nostro cuore e chiediamoci se quell’amore che ci sta portando a una certa scelta ha davvero le caratteristiche elencate da San Paolo.

Per riflettere

Più ci avviciniamo al termine della storia di Rut e più siamo chiamati a riflettere e pregare.

La prima provocazione che Booz ci lancia è legata al significato del suo nome: “forte”. Qual è, dov’è, Chi è la nostra forza?

Come Rut anche noi siamo degni di essere amati: lo crediamo veramente?

Chi sono i piccoli che il Signore ci affida? Li prendiamo sul serio oppure li ignoriamo?

E com’è il nostro amore? Su quali aspetti dobbiamo farlo crescere perché sia perfetto?

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