La vocazione e l’amore nella poesia di Pedro Salinas

amore e vocazione

Era l’estate del 1932 quando Pedro Salinas, poeta e critico, incontra Katherine, professoressa americana in visita in Spagna per studiare la letteratura spagnola. Lei arriva in ritardo a lezione e si siede in fondo all’aula, ma Pedro la nota e se ne innamora subito. Kathrine diventa per Pedro la musa, la salvezza, il faro in un mare in tempesta. Nel 1933, il poeta pubblica La voz a ti debida, una raccolta di settanta poesie tutte dedicate a Katherine, tutte piene di un amore che è ricerca di sé e dell’altro, di sé nell’altro. Un amore che è ansia di perdersi, desiderio di incontrarsi, che è respiro, ombra e scandalo.

Se mi chiamassi, sì,
se mi chiamassi!
Io lascerei tutto,
tutto io getterei:
i prezzi, i cataloghi,
l’azzurro dell’oceano sulle carte,
i giorni e le loro notti,
i telegrammi vecchi
e un amore.
Tu, che non sei il mio amore,
se mi chiamassi!

E ancora attendo la tua voce:
giù per i telescopi, 
da una stella
attraverso specchi e gallerie di anni bisestili
può venire. Non so da dove.
Dal prodigio, sempre.
Perché se tu mi chiami
sarà da un miracolo,
ignoto, senza vederlo.
P. Salinas, La voz a ti debida

In questi versi, il poeta richiama al cuore l’essenza dell’amore. Si ama perché si è chiamati e si è chiamati perché si percepisce un amore profondo che ci desta alla vita. Un amore viscerale, fatto tanto delle tue fibre da sembrarti uguale a te stesso ti chiama ad ex-sistere, ad ergerti fuori dal tuo spazio vitale, ad aprirti al resto del mondo. Prima di quell’amore non conoscevi le cellule del tuo corpo, non sapevi di poterti dire vivo, di poter valicare i confini conosciuti perché ti è possibile andare oltre, perché quello che senti dentro, ti cammina accanto.

L’abbandono

E cosa ancor più difficile, l’amore chiama l’abbandono, vuole che l’amato lasci dietro sé ogni suo possedimento. E si lascia ogni bene, ogni caro, per fede a qualcosa di più grande che dal prodigio, da sempre s’annidava in corpo per sorgere nel momento giusto. Ancora attendiamo la tua voce e non ti riconosceremo amore sino a quando altri amori invaderanno l’intimo. Eppure ti riconosceremo dal sale che porti in grembo e dalla luce che riveli al cuore, perché solo in questo innamoramento, la vita si sveglia alla vita.

Elisabetta

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