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Il Vangelo di Domenica racconta la parabola del seminatore, dei chicchi di grano lanciati nel terreno, e mentre sto scrivendo mi viene da sorridere, pensando che il blog prenda proprio questa immagine per descriversi, che tutti noi “scrittori”, siamo dei piccoli chicchi di grano piantati nel terreno. Pieni di doni e talenti, amati infinitamente dal Seminatore e desiderosi di far arrivare questo amore fino ai confini della terra, in fondo, non è questo il cammino del discepolo? 

Ogni vita viene raccontata come un albeggiare continuo, una primavera tenace. Il seminatore esce, ed il mondo è già gravido. Ed ecco che il seminatore, che può sembrare sprovveduto perché parte del seme cade su sassi e rovi e strada, è invece colui che sceglie di abbracciare l’imperfezione del campo del mondo, e nessuno è discriminato, nessuno escluso dalla semina divina. Siamo tutti duri, spinosi, feriti, opachi, eppure la nostra umanità imperfetta è anche una zolla di terra buona, sempre adatta a dare vita ai semi di Dio.

Se il seme cade nella terra buona porta frutto, ognuno secondo ciò che è capace di dare, nulla di più, ma mai nulla di meno. Nel campo del mondo, ci sono spesso forze che ci trattengono dal farci fiorire, le tentazioni del mondo ci portano a lasciar crescere piante infestanti, uccelli che portano via i semi nel terreno, ma nulla è davvero impossibile a Dio.

Ed è proprio questa la vita del discepolo, di coloro che sono a contatto con il Signore, che possono comprendere Ia sua parola. Beati voi discepoli dice Gesù, beati noi, semi gettati nel mondo, chiamati a lasciarci trasformare dalla sua parola

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