Come trovare la vita che sto cercando? Come realizzare la mia esistenza? Il Vangelo di oggi sembra darci delle risposte originali…

Vangelo della XIII domenica del Tempo Ordinario, Mt 10,37-42
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

“I miei pensieri e i vostri pensieri”

Il Vangelo di oggi è un po’ strano: sembra che voglia eradicare ogni rapporto familiare e umano. Scendendo in profondità, la questione si fa più densa. C’è infatti il mio pensiero, e il pensiero di Dio; il pensiero dei miei genitori, e il pensiero di Dio; il pensiero dei figli, e il pensiero di Dio. “Le mie vie non sono le vostre vie, e i miei pensieri non sono i vostri pensieri” Is 55,6-9.

In una delle sue innumerevoli catechesi, don Fabio Rosini chiede (cito non testualmente perché non ritrovo la fonte): “Quanto misuri di capoccia? Prendi un metro da sarta, misurati la circonferenza. 56, 58? Ora che hai scoperto la taglia del tuo cappello… conosci anche i limiti del tuo pensiero. Possono la realtà intera, l’universo e tutte le possibilità della vita essere rinchiuse nella tua scatola cranica?”

Immagine da Pexels

Essere genitori, essere figli

Il Vangelo di oggi mi riporta a tanti episodi in cui i miei genitori mi hanno affidato alle mani e alla volontà di Dio. In ognuna di queste occasioni mi hanno insegnato che essere padri ed essere madri non significa avere l’esclusiva sulla vita del figlio. Al contrario, la vera libertà e paternità sta nel consegnare sé stessi e consegnare l’altro ogni giorno nelle mani di un Padre che “sa di cosa abbiamo bisogno prima ancora che glielo chiediamo” (Mt 6,7-8). Perché spesso la vita è così grande, imprevedibile, meravigliosa, che nemmeno noi sappiamo cosa è giusto chiedere per noi stessi (“non sappiamo infatti come pregare”… Rm 8,26-27).

Trovare la vita

Questa consegna non consiste in un salto nel baratro o nel nulla cosmico, ma nell’abbraccio di un Padre, che mi ama e mi conosce finanche nelle profondità più oscure della mia anima, nelle pieghe più polverose della mia esistenza. In questa consegna avviene il “perdere la vita” per causa Sua: una perdita che è piuttosto una vincita al Superenalotto! Perché Lui conosce il mio percorso, e sa di cosa ho bisogno in questo momento, nel rispetto della mia libertà.

Chi accoglie un profeta…

Chi accoglie un “profeta”, avrà la ricompensa del profeta: come la donna che accolse in casa il profeta Eliseo, e ne ebbe in dono un figlio dal Signore. (2Re 4,8-17)

Allo stesso modo, chi accoglie la Parola di Dio avrà la ricompensa della Parola di Dio, che è quella di riportare la vita nei luoghi di morte (come le ossa inaridite in Ezechiele  37,3-6), di trasformare la nostra vita donandoci occhi nuovi e un cuore nuovo, un cuore di carne (Ez 11,19), un cuore di figlio.

Emanuela – Si Naturale

Il commento della scorsa settimana: https://www.legraindeble.it/al-di-la-della-paura/

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