Esenin, la vita

I versi di un nuovo autore riempiranno le righe dei prossimi articoli per la rubrica Scribi del Mistero: Sergej Esenin (per leggere la biografia, clicca qui). Nei seguenti paragrafi tenteremo di tracciare un profilo sintetico della sua vita e della sua poesia. Sergej Esenin nacque a Rjazan nel 1895. Fece parte dapprima a Pietroburgo dei poeti contadini e poi dell’immaginismo, una scuola poetica nata a Mosca dopo la Rivoluzione (sulla sua relazione con l’immaginismo i critici muovono alcuni dubbi). Nel 1916 il poeta pubblicò il suo primo libro di poesie, intitolato Radunica, in cui riversò tutta la pungente esperienza dell’amore e della vita.

Le delusioni accumulate a causa di numerose relazioni finite male e del dilagare del progresso industriale, epilogo di una da lui lodata rivoluzione, lo spinsero a una vita disordinata e contribuirono ad aumentare la dipendenza dall’alcol. Gli ultimi due anni della sua vita, dominati dal buio e dalla sregolatezza, furono i più fecondi a livello creativo: quella disperazione interiore che lo spinse alla morte — che presenta diverse ambiguità — lo portò alla composizione delle sue opere più intense.

Esenin, la poetica

Scrive Eridano Bazzarelli, curatore dell’edizione italiana delle Poesie e poemetti di Esenin per la BUR:

Esenin rimase, nel fondo del suo cuore, sempre fedele alle «cose», le «cose-icone». Esenin è sempre «colui che sente». Che sente, appunto, dal loro interno, nella loro vibrazione vitale e amorosa, le «cose»: vegetali, animali (qualcuno ha cercato anche di parlare di un Esenin «animalista»), uomini, oggetti, se stesso. Certo anche nella sua poesia ci sono ripetizioni, ricerca di affetti, uso spesso eccessivo delle forme, dei vocaboli, del dialetto del suo paese […] Le «immagini» (che assumono le vibrazioni dell’icona) sono quell’elemento del testo originale che può in parte essere espresso nella traduzione. Ma la poesia di Esenin è canto, è parola cantata, ritmo e rima: e tutti questi elementi, purtroppo nella traduzione, sono destinati a scomparire. Però anche le immagini sono ritmo, un ritmo che, attraverso la «somiglianza» può anche essere trasmesso nella traduzione (purché si capisce, il traduttore non sia tanto presuntuoso e stupido da «gareggiare con Esenin». Questa somiglianza fra le parole e le cose si identificava per Esenin con l’amore.

Il linguaggio delle cose

Esenin si esprime per comparazioni e corrispondenze. La realtà si dilata, diventa cosmica, tutto è paragone, ma senza l’espressione linguistica, per cui la somiglianza diventa identità, il veicolo e il tenore della metafora «si fondono in una cosa sola e si cambiano continuamente i posti». Le immagini della poesie sono icone vive e sacre, come è sacra la vita, se pure, anzi, proprio perché segnata dal dolore. Scrive ancora Bazzarelli:

In questo fiume poetico, dove rispunta sempre l’ortica luccicante di rugiada, in cui c’è anche il Signore che si traveste da vecchio mendicante o pellegrino per interrogare gli uomini su cosa è per loro l’amore, navigano in lunga schiera l’autunno-fulva giumenta che si pettina la criniera, l’azzurro che succhia gli occhi, le ricciolute collane delle betulle, le izby ingobbite con le loro muffe, i pantani, le paludi, la strada. […] L’amore trascorre tutta la sua poesia e compenetra tutte le liriche.

Elisabetta

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