Seleziona una pagina

Come “i puri di cuore vedranno Dio” in Ps. 32

Testo del salmo al link https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/Sal/33/

L’apice di un tempo eterno

Foto di Adina Voicu da Pixabay

Si prosegue, nel breve procedere di questi paragrafi, con la riflessione sul salmo 32 (eb. 33), già cominciata la scorsa settimana (con l’articolo a cui rimando: https://www.legraindeble.it/inno-di-gioia/). Nel suo punto di conclusione, la meditazione sfiorava l’apice di un tempo eterno in cui l’uomo, radicato nella retta via del Cristo, attinge allo splendore della casa del Padre quale dimora perfetta del suo cuore. Sembra difficile poter sostanziare queste parole e ricondurle in seno ad un mondo che non splende più (o forse non ha quasi mai beneficato) della luce beatifica. Eppure, la via è già stata segnata dall’amorevole mano del Padre che attende, Paziente, la nostra imperfetta volontà, per forgiarla al fuoco della Sua Perfezione.

“Conoscere con il pensiero”

Il salmo prosegue con il verso ἐξομολογεῖσθε τῷ κυρίῳ ἐν κιθάρᾳ (exomologhéisthe to kyrìo en kithàra), così generalmente tradotto: “cantate al Signore con la cetra”. Tentando di portare alla luce il senso profondo della rivelazione del canto, ci si potrebbe addentrare nel significato del verbo ἐξομολογέομαι (di cui avevamo discusso, nel solco di un’altra prospettiva, nell’articolo https://www.legraindeble.it/specchio-della-bellezza/). Scindendo la parola nelle sue parti più semplici, il composto si costruisce sul verbo λογέομαι, che, genericamente, significa “conoscere con il pensiero” e le due particelle ἐξ- (ex) e -ομο- (omo). Conoscere, dunque, vuol dire, in questo particolare senso, riflettere il pensiero su quanto è la nostra più profonda interiorità, dopo essere usciti da (ἐξ-) noi stessi e diventati uni (-ομο-) con essa.

“Più intimo del mio intimo”

Foto di Free-Photos da Pixabay

Ma cosa incarna la nostra “più profonda interiorità”? Cosa, come scrive Agostino, è “più intimo del mio intimo”? Dio, che è, conosce, ama. Noi, in quanto uomini, in quanto anime e corpi plasmati a Sua Immagine, dobbiamo ricondurre tutto il nostro essere al Suo Essere, tutto il nostro intelletto alla Sua Intelligenza, tutta la nostra volontà, alla Sua Volontà. Come? Contemplando il Figlio, abbracciato al Padre, Sostanza della Sostanza, Logos del Pensiero, Amore Spirituale. Tacendo di fronte alla Verità e ascoltando il moto immobile della nostra anima che diventa specchio della Carità.

La volontà di purezza

Per riflettere a pieno la Luce, lo specchio della coscienza deve essere puro. Con precisione indicibile, il linguaggio esprime questa volontà di purezza: il verbo ἐξομολογέομαι, infatti, significa anche “confessare”. Dio scruta le nostre coscienze e guarda profondamente ad ogni germe che annebbia ed offusca la limpidezza del cuore: vuole che noi ritorniamo a vederlo. Per penetrare più a fondo in questo mistero, concludo con le parole di Gesù alla mistica italiana Maria Valtorta, pronunciate il 31 maggio 1943: «E tu devi pascerti di Me per essere sempre più degna di Me, mettendoci di tuo: infinito amore, […] infinità umiltà riconoscendo il tuo niente e il mio Tutto, e infinita volontà di purezza. […] La separo dalla volontà in generale, come volontà eccelsa».

Condividi questa pagina!