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Dinamica della vita nella poesia di Mario Luzi

Dello stesso soggetto poetico: la notte

Solcando ancora le vie della poesia contemporanea attraverso la rubrica Scribi del Mistero, ci lasciamo scomodare di nuovo dallo stesso soggetto poetico dei versi analizzati in precedenza (qui per ritornare allo  scorso articolo): la notte. Con queste poche righe cercheremo di comprendere in che modo il poeta Mario Luzi (qui per qualche informazione biografica) si lascia avvolgere dal ‘sacro fuoco’ del Verbo nell’andamento poetico di La notte lava la mente.

La notte lava la mente.

Poco dopo si è qui come sai bene,
fila d’anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.

Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare.

Per la purificazione

La poesia è contenuta nella raccolta Onore del vero. È il secondo momento – se così si può definire – della poetica luziana: qui l’autore approfondisce la metafisica cristiana e comprende sulla propria pelle la perpetua oscillazione fra divenire ed essere, fra mutamento e identità. È la parola stessa a costruire la realtà esperienziale e, insieme ad essa, la dinamica vitale di questo nostro essere sulla terra. La notte lava la mente. Quel piccolissimo spazio corporeo incapsulato all’interno della scatola cranica che tutto dell’uomo controlla, subisce, nelle parole del poeta, una purificazione. Ciò che mette in atto il lavaggio della mente è la notte. Ma cosa pensa e sente il poeta quando scrive il primo verso?

Quale notte?

La domanda da porsi non è tanto cosa vuole dire il poeta, ma piuttosto: cosa dice il poeta al mio cuore? Quali corde del mio essere uomo toccano le sue parole. Allora, quale notte della mia vita si ricostituisce nella mia memoria?  Qualsiasi sia la notte evocata, tu, lettore, sai bene che la notte non dura in eterno e che c’è un approdo, sicuro, al qui, all’eternità immutabile che fa rimanere tutte le cose. E tu lo sai bene, non perché te lo dice Mario Luzi, ma perché lo afferma con forza il tuo cuore mescolato alla realtà esperienziale della tua vita. Nella pagina del mare in cui ogni attimo sembra perdersi è l’uomo a tracciare un segno di vita, perché, anche inconsapevolmente, l’opera umana si nutre di forza divina e per mezzo di questa stabilisce i confini della propria capacità d’azione.

Metafisica-amore

Allora, cosa figge un punto che permette all’uomo di essere pronto al balzo? Parafrasando, a cosa ci si aggrappa nel continuo scivolare via della vita? Verso dove è diretto il nostro esistere? Di cosa è fatta quella metafisica che così profondamente scomoda il vivere quotidiano? Ognuno di noi lo sa bene e sa dove scavare per trovare la verità. In fin dei conti, sappiamo di vivere in una verità d’amore che non può essere vissuta passivamente, ma che ha bisogno di essere scelta, per essere compresa. Sappiamo che per vivere bisogna credere.

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