Seleziona una pagina

Continuiamo il nostro spazio dedicato a “La Voce dei Padri” con un piccolo racconto biografico della vita di Sant’Ambrogio, Vescovo di Milano e maestro di Sant’ Agostino. Per chi si fosse perso l’ultima puntata, ecco il link: https://www.legraindeble.it/la-divinita-e-la-consustanzialita-del-figlio-in-gregorio-di-nazianzo/.

Questa breve storia metterà in luce un aspetto – a volte poco considerato – della preghiera: la sua forza.

Ambrogio e l’arianesimo

Siamo nel 385, Ambrogio era stato eletto Vescovo di Milano dodici anni prima nel 373, siamo nel pieno della diatriba tra cattolicesimo ed arianesimo. Giustina, imperatrice reggente al posto del figlio Valentiniano II, risiedeva a Milano e per via delle sue simpatie ariane voleva affidare la basilica Porziana proprio a questa fazione, sottraendola ai cattolici.

Il Vescovo Ambrogio si oppone energicamente ed insieme al suo popolo si rifugia prima nella basilica contesa e successivamente nella grande Basilica nuova, attorno ad esse un esercito di Goti cinge d’assedio Ambrogio e il suo popolo.

Per resistere all’assedio Ambrogio anima la liturgia sia attraverso il canto antifonato dei Salmi sia degli Inni composti dal vescovo stesso.

Leggiamo insieme un passo del discorso Contro Assenzio da lui pronunciato:

“Non temete! Io non vi abbandonerò, non abbandonerò la Chiesa. Certo alla violenza io non posso rispondere con la violenza. Potrò lamentarmi, piangere, gemere: perché contro le armi, contro i soldati e contro i barbari, le mie armi sono le lacrime”.

(Ambrogio, Sermo contra Aux., cit. in Paredi, Sant’Ambrogio e la sua età, 242).

La testimonianza di Agostino

Oltre a questo possiamo ascoltare l’autorevole discepolo di Ambrogio, Agostino che ci racconta questo episodio nelle sue Confessioni, mettendo in luce anche la figura di sua madre, Monica, altra santa della Chiesa cattolica:

“Il popolo fedele passava le notti nella chiesa, pronto a morire insieme con il suo vescovo, tuo servo. Mia madre, la tua ancella, tra le prime in quelle veglie piene di preoccupazione, viveva nella preghiera: io, non ancora riscaldato dalla fiamma del tuo Spirito, partecipavo però dell’agitazione e del turbamento della città. In quella occasione venne stabilito l’uso, come già in oriente, di cantare inni e salmi perché il popolo non si avvilisse nella tristezza e nel tedio: e da allora si è conservato fino ad oggi ed è stato imitato da tutto il mondo in quasi tutte le adunanze dei fedeli”

(Agostino, Confessioni, IX, VII)

I goti, inviati da Giustina per liberare le basiliche, si rifiutarono di intervenire, la battaglia è vinta da Ambrogio e dal popolo cattolico milanese, il 2 Aprile 386, giovedì santo, l’imperatore comunica l’ordine di togliere l’assedio, il tutto avvenne attraverso una sola arma: la preghiera.

Un bell’esempio da tenere a mente quando preghiamo distrattamente e senza confidenza.

Shaqued

Condividi questa pagina!